Civitavecchia: “bloccate i lavori della centrale”

Bloccare i lavori di riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia e riaprire la Valutazione di impatto ambientale. Lunedì 21 maggio, le province di Roma e Viterbo, riunite per la prima volta nella storia in un consiglio congiunto, hanno richiesto la riapertura del caso Torre Valdaliga, la centrale elettrica che Enel progetta di far funzionare a carbone. Una vittoria dei comitati No coke che lo scorso mese avevano iniziato uno sciopero della fame per riportare all?attenzione delle istituzioni la mancanza di una seria valutazione degli impatti sulla salute e sull?ambiente della nuova centrale.
A cura di red

"Il carbone usato a Civitavecchia" – spiegano i comitati No Coke sulla base di una cospicua documentazione affidata ad esperti indipendenti – "produrrà veleni e polveri sottili non filtrabili e fonte di tumori e danni al sistema nervoso e circolatorio che arriveranno anche nei cieli di Roma". Ma a preoccupare sono anche gli effetti sul clima, data l'enorme quantità di anidride carbonica che la centrale riverserebbe nell'atmosfera. "L'Italia è in ritardo cronico rispetto alle politiche di Kyoto per difendere il nostro pianeta dall'effetto serra" – scrivono in un comunicato congiunto Legambiente, Greenpeace e Wwf  -, "e promuovere l'utilizzo del carbone è in totale controtendenza con quelli che sono gli obiettivi nazionali per il contenimento delle emissioni di gas serra".  Se riconvertita, la centrale di Torre Valdaliga riverserà ogni anno nell'aria 11 milioni di tonnellate di CO2, contro i 5,9 milioni emessi tra il 2000 e il 2005. Un ammontare che renderebbe ancora più pesante il cronico ritardo dell'Italia nell'attuazione del protocollo di Kyoto. A confermare una situazione critica è stata di recente anche la commissione europea che, il 15 maggio, ha bocciato il piano delle emissioni italiano chiedendo di ridurre del 6,3 per cento i permessi ad emettere CO2 concessi dal governo alle industrie.

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