Onu: le conclusioni della commissione sui diritti umani

Si è conclusa venerdì scorso a Ginevra, dopo sei lunghe settimane di lavori, la sessione annuale della commissione Onu per i diritti Umani. La Commissione numero 61, giudicata dallo stesso Kofi Annan, priva di credibilità e bisognosa di riforme.
A cura di red

Il bilancio per la difesa dei diritti umani vede solo 4 paesi posti in stretta sorveglianza: Cuba, Corea del Nord, Birmania e Bielorussia. Mancano all’appello alcuni tra i massimi paesi violatori dei diritti umani, come la Cina, lo Zimbawe, ma anche l’Iran e la Russia, solo per citare i soliti noti.

E’ sulle questioni tematiche che, stando al bilancio delle Ong, la
Commissione ha registrato i più grandi progressi. Altissimo
inoltre (81), il numero di Paesi (membri e osservatori) che hanno cofirmato la risoluzione europea per l’abolizione della pena di morte.
Infine, anche la nomina di un rappresentante speciale sulla
responsabilità delle imprese e delle multinazionali nei confronti dei
diritti umani è stata accolta positivamente.
Per la Commissione internazionale dei giurIsti (Icj), tuttavia, il bilancio è globalmente negativo.”I cinque Paesi membri del Consiglio di sicurezza sono intoccabili e i blocchi regionali continuano a proteggere alcuni tra i peggiori violatori tra i loro ranghi”, come illustrato dal silenzio della Commissione sulla situazione in Cina, in Zimbabwe e nel centro di detenzione statunitense di Guantanamo.Una risoluzione cubana sulla base americana è stata infatti bocciata da una ampia maggioranza della Commissione per motivi ”politici” che nulla hanno a che vedere con la situazione dei detenuti di Guantanamo, hanno osservato numerosi osservatori.
La politicizzazione dei lavori della Commissione era stata al centro delle critiche mosse contro l’organo ginevrino dal Segretario generale dell’Onu. ‘Siamo giunti ad un punto in cui il crollo della credibilita’ (della Commissione) ha offuscato la reputazione del sistema delle Nazioni Unite nel suo insieme”, aveva detto detto Annan lo scorso 7 aprile rivolto ai rappresentanti dei 53 Paesi membri della Commissione. Il Segretario generale si era quindi pronunciato per la sostituzione dell’attuale Commissione con un Consiglio dei diritti umani, permanente, più’ piccolo e composto da membri più responsabili.
Immediato l’appoggio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Louise Arbour che tracciando un bilancio dei lavori della Commissione ne aveva stigmatizzato le rigidità.
(fonte ansa)

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