Sudan: tra Onu e petrolio

Le forze che dovranno prendere parte alla missione Onu in Sudan (UNMIS) approvata dal Consiglio di Sicurezza lo scorso 27 marzo si stanno organizzando; tra gli stati partecipanti Cina, Russia e Italia. Gli interessi economici dell’area sono fortissimi
A cura di amisac

Composto da 10 mila uomini, il contingente dei caschi blu avrà il compito di sorvegliare gli accordi di Pace siglati tra il governo di Karthoum e i ribelli del sud (SPLMA), dopo oltre vent’anni di conflitto. 38 governi hanno accettato di inviare i propri militari per la missione. Tra questi la Cina, la Russia, la Germania la Malesia e non da ultima l’Italia che ha approvato la scorsa settimana l’invio di una missione di 220 uomini. Dietro la partecipazione di ogni stato è difficile non scorgere gli interessi economici e commerciali, che in Sudan sono concentrati soprattutto sui giacimenti di petrolio e la vendita di armi. Con la pacificazione raggiunta tra governo e Splma dovrebbe riuscire ad attrarre nuovi investimenti nel settore petrolifero, a patto che la situazione rimanga sotto controllo. L’industria dell’oro nero è attualmente suddivisa tra la compagnia petrolifera nazionale, la CNPC cinese, la compagnia francese Total, la malesiana Petronas e la ONGC indiana. Quanto all’Italia, il nostro paese risulta il terzo cliente della produzione petrolifera sudanese.

 

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