RDC: frazioni di ribelli Ituri annuniciano fine ostilità

?Tutti coloro che non accetteranno il disarmo saranno considerati fuorilegge?: con queste parole un comandante di una delle principali milizie armate della provincia nord-orientale dell?Ituri si è rivolto ai suoi combattenti, annunciando la fine della guerriglia, dopo aver seminato per anni violenza in questa zona dell?ex-Zaire.
A cura di amisla

Lo riferisce ?Irin News?, rete informativa dell?Onu, indicando che John Tinanzabo dell?Unione dei patrioti congolesi (Upc) avrebbe dichiarato l?intenzione del suo gruppo di abbandonare la lotta armata. La rinuncia alle armi giunge in realtà con un ritardo di due settimane rispetto alla scadenza del primo aprile imposta dalla missione di pace dell?Onu (conosciuta con l?acronimo Monuc) a tutti i gruppi ribelli dell?Ituri per aderire al programma di disarmo e reinserimento concordato con le autorità del governo di Kinshasa. Due giorni fa un gruppo di oltre 500 miliziani, tra cui 13 bambini soldato, arruolati nei ranghi delle ?Forze armate del popolo congolese (Fapc), un?altra fazione dell?Ituri, aveva consegnato le armi ai caschi blu della Monuc a Mont Awa, circa 200 chilometri dal capoluogo Bunia, portando a 2300 il numero di ribelli di tale gruppo che si sono arresi. Il processo di pace in Ituri ha subìto una significativa svolta negli ultimi mesi: dopo l?uccisione di nove militari della Monuc originari del Bangladesh, il contingente internazionale in pochi giorni ha arrestato i principali comandanti delle diverse fazioni ribelli e condotto operazioni per il disarmo dei combattenti. Negli ultimi anni, gli scontri e le violenze perpetrate da questi ribelli contro i civili in Ituri ? malgrado la presenza della missione di pace ? avevano provocato migliaia di vittime e oltre mezzo milione di sfollati. Secondo un rapporto Onu del 2002, i gruppi armati difendono anche interessi di società internazionali e paesi stranieri ? tra cui Rwanda e Uganda ? nello sfruttamento delle risorse minerarie del Congo; questa è stata anche una delle principali cause della guerra che tra il 1998 e il 2003 ha coinvolto altri sei Paesi della Regione dei Grandi Laghi provocando oltre due milioni di vittime (anche per fame e malattie
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