Acqua, bene comune (ma non per tutti)

Oggi si celebra la giornata mondiale per l’acqua, un bene dell’umanità che non e’ però illimitato. Nel Mondo sono circa un miliardo e quattrocento milioni le persone che non hanno accesso giornalmente ad acqua pultita, mentre tre milioni e mezzo di persone muoiono ogni anno proprio per la mancanza di acqua pultita. L’ Amref lancia una campagna, “Venti litri di solidarietà”: una sfida di consumo responsabile e per contribuire ai progetti idrici nel nord Uganda.
A cura di amisfd

70 organizzazioni europee attive sui temi del commercio internazionale, dell’ambiente, della difesa dei diritti e dei beni comuni hanno inviato al commissario UE allo Sviluppo Louis Michel .
In sostanza si chiede che l’UE abbandoni la politica attuale di puntare
sulla partecipazione privata nella gestione dei servizi pubblici per
sostenere la partecipazione pubblica.

A: Louis Michel
Commissario Europeo per lo Sviluppo e gli Aiuti Umanitari
Commissione Europea
Rue de la Loi 200
B-1049 Bruxelles
Belgio

22 Marzo 2005 – World Water Day

Egregio Commissario Michel,

I gruppi sottoscritti della società civile richiedono una rivalutazione e un
cambio direzionale nell’approccio dell’Unione Europea alla crisi per quanto
riguarda la disponibilità di acqua potabile e di servizi igienici nei paesi
in via di sviluppo. Noi rappresentiamo una coalizione di gruppi della
società civile preoccupati per come vengono utilizzati i fondi di
sostentamento stanziati dall’Unione Europea e la sua influenza politica per
promuovere delle politiche che non stanno funzionando e che si basano sulla
fornitura di fondi extra alle compagnie europee, invece di far fronte alle
reali necessità di sviluppo della fornitura di acqua e servizi igienici.

Contrariamente a questo, abbiamo particolarmente apprezzato la Vostra
dichiarazione sui servizi pubblici durante la Vostra udienza al Parlamento
Europeo (6 ottobre 2004). Il fatto che il Commissario Europeo per lo
Sviluppo e gli Aiuti Umanitari abbia affermato, come Voi avete fatto, che
non tutto deve diventare necessariamente una merce (commodity), che i
servizi pubblici sono la chiave per affrontare le necessità fondamentali dei
paesi in via di sviluppo e che i servizi essenziali dovrebbero essere esenti
dalle pressioni di mercato, è un importante passo in avanti. Come questo
possa diventare realtà nel campo della fornitura di acqua e di servizi
igienici sarà una prova decisiva per le politiche dell’Unione Europea per
uno sviluppo più esteso nel tentativo di ottenere i Millenium Development
Goals (MDGs). Crediamo che ci siano delle risoluzioni chiave dell’Unione
Europea che dovrebbero essere analizzate con attenzione e reindirizzate, se
fosse possibile.

L’ondata di privatizzazione dell’acqua durante l’ultimo decennio si è
dimostrata inefficace. Le esperienze concrete nei paesi in via di sviluppo
hanno mostrato come le multinazionali siano poco adatte per fornire acqua
potabile e disponibile alle popolazioni povere. Recentemente, inoltre, le
stesse compagnie hanno riconosciuto che il loro bisogno di ottenere un
profitto ragionevole significa che mireranno ad investire nelle città più
grandi e più ricche. L’investimento nel settore privato non ha portato gli
attesi finanziamenti nella fornitura di acqua e servizi igienici per le
popolazioni povere.

Invece di sviluppare nuove politiche basate su quello che dovrebbe risolvere
il problema, i Governi Europei e le istituzioni finanziarie internazionali
stanno mettendo a punto un nuovo meccanismo per coinvolgere il settore
privato nella fornitura di acqua e servizi igienici, includendo diversi
strumenti finanziari per garantire i profitti dell’associazione. Questo
ignora completamente i fondamenti alla base del fallimento del settore
privato e il fatto che gli strumenti pubblici continuano a fornire acqua ad
una maggioranza schiacciante di coloro che hanno l’acqua a disposizione nei
paesi in via di sviluppo.

Gli strumenti pubblici, per una grande varietà di ragioni, possono non
riuscire a portare a termine il servizio di distribuzione completamente,
includendo coloro che abitano nelle zone peri-urbane in rapida crescita.
Allo stesso tempo, sono stati portati a termine degli importanti
miglioramenti nella disponibilità di acqua potabile e di servizi igienici
nelle città del terzo mondo, attraverso diverse forme innovative di gestione
delle risorse idriche pubbliche (come è documentato per esempio nella nuova
pubblicazione "Reclaiming Public Water"1). Le opzioni plausibili di
fornitura dell’acqua provengono dal miglioramento degli strumenti pubblici
già esistenti su schemi di gestione basati sulla comunità. Questi esempi
vengono completamente ignorati dai fornitori. Noi crediamo che in seguito
alle esperienze di quello che in realtà può funzionare, insieme al
fallimento del settore privato globale, sia tempo di focalizzare il
dibattito sulla disponibilità di acqua globale, sul problema principale:
come migliorare ed espandere la fornitura pubblica di acqua nel mondo?

Questa richiesta è già stata fatta dal Parlamento Europeo nella risoluzione
nel settembre 2003 riguardo all’approccio dell’Unione Europea al problema
acqua nei paesi in via di sviluppo, nella quale si insisteva sulla
"necessità di aiutare le autorità pubbliche locali nel tentativo di
stabilire un sistema innovativo, partecipativo e democratico per la pubblica
gestione dell’acqua in modo da renderlo efficiente, trasparente e regolato e
coerente con gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile per riuscire a
soddisfare le necessità della popolazione".

Questo particolare tipo di focalizzazione comporta delle azioni
politicamente coerenti da parte della Commissione Europea e dei governi
della UE che contribuiscono agli aiuti. Abbiamo assistito a dei
miglioramenti nell’ambito della fornitura pubblica di acqua nei paesi in via
di sviluppo fuori da qualsiasi previsione. Uno degli ostacoli principali da
affrontare è il sistematico preconcetto da parte delle istituzioni
finanziarie internazionali e dei governi coinvolti per la fornitura pubblica
di acqua, che inseriscono delle condizionalità di privatizzazione ai
prestiti e alle sovvenzioni per lo sviluppo, e usano i budget destinati agli
aiuti per finanziare le principali imprese multinazionali.

Prima di tutto, c’è il bisogno di trovare dei finanziamenti senza condizioni
politiche. Un esempio recente è il caso verificatosi ad El Alto, Bolivia,
dove il governo revocò la concessione dell’acqua a Suez, dopo sette anni di
privatizzazione (ufficialmente descritta come "la partnership tra pubblico e
privato") avendo fallito nel fornire i miglioramenti pattuiti. La
popolazione locale richiede uno strumento pubblico con la partecipazione dei
cittadini, ma l’organizzazioni tedesca per gli aiuti umanitari GTZ si
rifiuta di fornire i prestiti necessari se Suez non verrà coinvolta nella
gestione. Il Department for International Develpoment in Gran Bretagna
(DfID) è stato recentemente accusato di utilizzare i budget stanziati per
gli aiuti umanitari per finanziare la privatizzazione attraverso il
finanziamento di "consulenti per la privatizzazione dell’acqua", e la
promozione del meccanismo di finanziamento mirato esclusivamente al settore privato.

L’Unione Europea ricopre un ruolo specifico nel garantire che i programmi di sostentamento per la fornitura di acqua e servizi igienici nei paesi in via
di sviluppo (compreso lo European Union Water Facily2) non siano
condizionati dal settore privato. Il processo dell’EU Water Iniziative è
stato ampiamente influenzato dall’espansione del settore privato e dovrebbe
essere ri-orientato e coordinato unendo gli sforzi dell’Unione Europea
insieme alle politiche di supporto riguardanti la fornitura d’acqua che
hanno dimostrato essere efficaci. I governi dell’Unione Europea e la
Commissione Europea devono aumentare il loro impegno nel sostenere
politicamente, tecnicamente e finanziariamente la fornitura pubblica di
acqua.

I servizi pubblici per la fonitura di acqua europei dovrebbero impegnarsi
per raggiungere gli obiettivi degli MDG riguardanti l’acqua, attraverso
delle partnership no profit.

Nel ridimensionare il suo ruolo, l’Unione Europea dovrebbe considerare come priorità l’espansione della sua interazione con gli esponenti delle società civili, soprattutto quelli nel Sud del mondo.

Nei dibattiti internazionali, l’Unione Europea deve utilizzare la sua
influenza per ri-orientare le politiche della Banca Mondiale e delle altre
IFI per porre fine alle condizioni di privatizzazione legate agli aiuti
finanziari per coloro che lo richiedono. L’Unione Europea deve smettere di
esercitare pressioni sui paesi in via di sviluppo per liberalizzare i
servizi di fornitura dell’acqua attraverso delle negoziazioni di mercato
all’interno del World Trade Organisation come anche attraverso dei negoziati
bilaterali/regionali di mercato con i paesi in via di sviluppo (EPA,
Mercusor, ecc.). L’Unione Europea dovrebbe in ogni caso promuovere il
diritto umano di accesso all’acqua.

Durante il World Water Forum a Kyoto, Marzo 2003, la Commissione Europea si è presentata come un devoto difensore della liberalizzazione e del settore privato nella gestione delle risorse idriche. Vi invitiamo quindi a
garantire dal prossimo World Water Forum (Messico, Marzo 2006),che l’Unione Europea presenterà un’attitudine diversa nei riguardi della fornitura di acqua e di servizi igienici nei paesi in via di sviluppo. Fornendo il
supporto finanziario e politico necessario alle risoluzioni politiche
efficaci, l’Unione Europea riuscirà a risolvere e non a peggiorare il
problema.

Sottoscritto da:

– ACME France
– ADEID, Cameroon
– Africa-Europe Faith and Justice Network (AEFJN)
– Agua para Siempre, Mexico
– ATTAC Austria
– ATTAC Finland
– ATTAC Flanders
– ATTAC Hungary

– ATTAC Italy

– ATTAC Sweden

– Bond Beter Leefmilieu, Belgium

– Both ENDS, The Netherlands

– Bread for the World, Germany

– Bündnis für Eine Welt, Austria

– Bureau Ver(?)antwoord, The Netherlands

– Center for Encounter and active Non-Violence, Austria

– Center for International Studies, Nicaragua

– CIPSI (Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà
Internazionale), Italy

– Coalition of the Flemish North-South Movement – 11.11.11, Belgium

– COECOCeiba (Friends of the Earth), Costa Rica

– Corporate Europe Observatory (CEO), The Netherlands

– Dachverband entwicklungspolitischer Organisationen in Kärnten, Austria

– Eco Counselling Centre Galati, Romania

– Ecologistas en Acción, Spain

– European Federation of Public Service Unions (EPSU)

– FERN Europe

– FIAN International

– Foundation for grassroots initiatives in Africa, Ghana

– France Amerique Latine, France

– Friends of the Earth Canada

– Friends of the Earth Finland

– Friends of the Earth France

– Friends of the Earth Netherlands

– Friends of the Earth Slovakia

– Friends of The Earth Sweden

– GATS-platform, The Netherlands

– Green League, Germany

– ICCO (Interchurch Organisation for Development Coorperation), The
Netherlands

– Initiative Colibri, Germany

– Institute for Agriculture and Trade Policy, USA

– Institute for Economic Relocalisation, France

– International Network on Labour and Development (IRENE), The Netherlands

– Italian Committee for the Global Water Contract

– KOSA, Germany

– NGO Forum on Environment and Development, Germany

– Observatorio de la Deuda en la Globalización, Catalunya, Spain

– One World Action, United Kingdom

– Plataforma por la Defensa de los Servicios Públicos-Madrid, Spain

– Protect the Future!, Hungary

– PROTOS, Belgium

– Public Citizen, United States

– Public Services International (PSI)

– Rete Lilliput, Italy

– RMALC (Mexican Action Network on Free Trade)

– ROBA dell’Altro Mondo fair trade, Italy

– Sheffield Friends of the Earth, United Kingdom

– Südwind Agentur, Austria

– Südwind Tirol, Austria

– Tearfund, United Kingdom

– Transnational Institute, The Netherlands

– Unser-Wasser-Hamburg, Germany

– Vannbevegelsen / Water Movement, Norway

– War on Want, The Netherlands

– WasserInBürgerhand!, Germany

– Water Pressure Group, New Zealand

– WEED, Germany

– Wemos, The Netherlands

– WIDE (Network Women in Development Europe)

– Women’s International League for Peace and Freedom, United Kingdom

– World Development Movement, United Kingdom

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