Il “Caso Alpi” 11 anni dopo

Era il 20 marzo 1994, quando a Mogadiscio furono uccisi barbaramente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
A cura di amismp

Sei esecutori e un mandante, tutti somali e tutti individuati,
sarebbero i responsabili della morte dell’inviata della Rai Ilaria Alpi e dell’operatore
che la accompagnava, Miran Hrovatin. A parlare di questi sette nomi è il presidente
della commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, Carlo Taormina, nel
corso di una conferenza stampa della settimana prossima. La commissione avrebbe anche individuato un
mandante, anch’egli somalo.

Taormina ha denunciato le «difficoltà» nel condurre l’inchiesta
per i «reiterati depistaggi nei confronti della commissione», gli «scaribarile»
e «il muro di gomma» opposto al tentativo di accertare la verità. «Abbiamo accertato
? continua il deputato azzurro- che, in molteplici settori, fin dalle prime
battute di questa vicenda non sono state fatte investigazioni. Le presenze italiane
in Mogadiscio sono state assolutamente e inspiegabilmente inerti, sul versante
italiano si può ragionevolmente ritenere che il Sismi in particolare ha mostrato
gravissime situazioni critiche dal punto di vista dell’acquisizione dei dati»
utili all’inchiesta, con «accertamenti effettuati e poi rimasti nei cassetti».

Critiche sono state rivolte anche alla gestione della vicenda
da parte della Digos della questura di Udine. Le perizie e gli accertamenti
disposti sulla salma di Ilaria Alpi «hanno dato buoni risultati ed hanno permesso
esattamente di ricostruire quel che è accaduto. L’accertamento peritale -ha
spiegato Taormina- esclude che Ilaria Alpi sia stata uccisa da un colpo a contatto
esploso da un’arma corta», in una dinamica che «presenta straordinarie somiglianze
con la vicenda Calipari».
L’articolo completo sul sito di Megachip

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