Parole migranti

Campagna di sensibilizzazione al giusto uso delle parole nell’informazione. Contro la discriminazione verso culture e persone provenienti da altri paesi.
A cura di amismp

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Mercoledì 23 marzo dalle ore 10.00 alle 12.00, presso la
sala della Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio Emanuele
II, 349 Roma, ci sarà il primo appuntamento pubblico in cui verranno
illustrati alcuni elementi del lavoro che si intende portare avanti,
un lavoro di formazione, di informazione e di denuncia in cui i
soggetti saranno soprattutto quelle donne e quegli uomini che hanno
deciso di vivere in Italia e che spesso divengono oggetti o peggio
ancora numeri, percentuali, dati statistici..
Soggetti che, anche a causa delle leggi restrittive e antiquate
che regolano gli ordini professionali, non possono se non con molta
difficoltà, accedere al ruolo di operatori dell’informazione.

Un mondo di parole

Il mondo è fatto di parole. Non neutre. Né senza
storia. La storia delle parole fa la storia di molte persone. A
volte le parole segnano. Altre volte salvano, oppure condannano.
Le parole hanno sesso, colore, nazionalità, cultura, religione
e sentimenti. Hanno più o meno potere o sono indifese. Hanno
diritti. Ci sono parole che vengono da lontano, ma non hanno diritti,
e quindi sono parole senza parole. Ci sono invece quelle che si
impongono. Parole su tutte le altre. Ma le parole si possono cambiare,
inventare, scambiare.
Chi lavora nell’informazione, lavora con le parole. Con le immagini
delle parole. L’informazione che rispetta, usa parole che rispettano.
Le parole sono come le persone. Le persone di cui spesso l’informazione
racconta, sono persone che vengono seppellite dalle parole, usate
dalle parole. Migrante è una parola, che ne richiama altre:
viaggio, ricerca, fuga, diritti, lavoro, felicità, novità.
Extracomunitari ne richiama altre ancora: diversità, alieno,
straniero, al di "fuori". Clandestino: fuorilegge, criminalità,
pericolo.
Vogliamo chiedere a chi fa informazione, a chi lavora nell’informazione
di non usare con leggerezza parole ambigue, irrispettose, svilenti.
Vi chiediamo di trovare le parole appropriate, per raccontare rappresentare
i migranti.
Le parole ci fanno conoscere gli uni con gli altri. Per conoscerci
bisogna trovare le parole giuste.
Vogliamo aiutarvi: vi suggeriamo alcune parole, che non feriscono,
non condannano, non emarginano. Che non umiliano. Le potete, le
dovreste, utilizzare al posto delle parole ingiuste
Le parole lasciano impronte.
Non dimenticatelo.

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