Mobilitazione mondiale contro la guerra

Sabato 19 marzo, secondo anniversario dei bombardamenti sull’Iraq, il movimento contro la guerra riempirà le piazze delle principali città degli Stati Uniti e delle capitali nel resto del mondo. In Europa, a Londra e a Roma, le manifestazioni assumono particolare importanza perchè i due governi sono direttamente impegnati nell?occupazione dell?Iraq.
A Bruxelles, si terrà manifestazione europea promossa dai movimenti del Forum sociale europeo, e dalla Confederazione europea dei sindacati.
A cura di amismp

PIATTAFORMA COMPLETA DEL COMITATO:

Via subito le truppe dall?Iraq

Basta
con la complicità dell’Italia nella guerra

Libertà per il popolo iracheno e tutti/e
sequestrati

A
due anni dall’invasione dell’Iraq, visti i pericoli dell’escalation della
guerra permanente In Medio Oriente , stante quanto è stato ribadito e
rilanciato dai movimenti sociali nel Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre,
il movimento contro la guerra fa appello ad una straordinaria
manifestazione
globale il 19 marzo.

Il movimento internazionale contro la guerra esige oggi più che mai la
fine
dell’occupazione dell’Iraq. Esige che gli USA cessino di minacciare la
Siria, l’Iran, il Venezuela, Cuba ed altri paesi. Sostiene il diritto dei
palestinesi all’autodeterminazione e ad una pace fondata sulla giustizia.

I movimenti contro la guerra si stanno impegnando per stabilire maggiori
contatti con le forze che resistono contro l’occupazione in Iraq e in
Medio
Oriente. I movimenti contro la guerra che si sono sviluppati a livello
mondiale appoggiano il diritto del popolo iracheno a resistere contro
l’occupazione. In questo senso condividiamo la proposta di organizzazione
di
una conferenza – da tenersi fuori dall’Iraq occupato – di tutti i diversi
gruppi e delle forze antioccupazione dell’Iraq per confrontarsi anche con
il movimento internazionale contro la guerra.

Le elezioni tenutesi in Iraq hanno rivelato sia la loro manipolazione sia
la
loro incapacità di essere un reale elemento di ricomposizione popolare di
un
paese occupato militarmente ed hanno reso ormai evidente il progetto di
balcanizzazione del paese. Le elezioni non hanno affatto portato alla
normalizzazione mentre l’occupazione ha trasformato l’Iraq in un mattatoio
in cui imperversano le truppe occupanti, i mercenari e gli squadroni della
morte. E’ in questo contesto che giornalisti scomodi scompaiono. vengono
uccisi o intimiditi ogni volta che cercano di far luce sui crimini di
guerra
e su quanto è avvenuto a Falluja. E’ il caso di Giuliana Sgrena del
Manifesto e prima di lei dei giornalisti francesi, dei giornalisti di Al
Jazeera, di Baldoni o delle cooperanti del Ponte Per. La ritirata dei
giornalisti italiani dall’Iraq è un primo effetto di questa situazione.
Un
effetto speculare a quello della legge sul codice militare di guerra che
minaccia con pene pesantissime i giornalisti che rivelano notizie
rilevanti
sulle missioni militari italiane. E’ ormai chiaro che su quanto accade sui
teatri di guerra non vogliono più testimoni. La sorte di Giuliana Sgrena
come la libertà d’informazione dipende dalla costanza e dall’ampiezza
della
mobilitazione popolare che si oppone all’interventismo militarista del
governo. Facciamo di tutto per contribuire a liberarla.

Riteniamo necessario combattere tutti gli aspetti del sistema mondiale di
guerra. L’integrazione dell’Italia nel sistema della guerra permanente, è
quanto venuto configurandosi negli ultimi anni. E’ un sistema che prevede
l’invio di soldati all’estero per missioni militari mascherate da
operazioni
di pace o guerre "umanitarie"; che utilizza le basi militari USA
e NATO nel
nostro paese come strumento operativo della guerra preventiva,
includendovi – come è stato recentemente confermato – anche le armi
nucleari
operative nelle basi di Ghedi ed Aviano; che vede crescere
sistematicamente
le spese militari e per la "sicurezza" sottraendo alle spese
sociali; che
privilegia lo sviluppo della ricerca e degli investimenti nell’industria
bellica; che vara leggi liberticide contro la libertà di informazione, di
associazione e di manifestazione.

E’ questo sistema di guerra che dobbiamo combattere anche in Italia per
indebolire qui da noi gli interessi e le basi materiali della guerra
infinita contro gli altri popoli e paesi. E’ la sfida democratica, quella
per una politica estera opposta alla ideologia della guerra, quella che il
movimento lancia a tutti i soggetti in campo.

E per questi motivi che appoggiamo i militari che si rifiutano di andare
in
guerra e difendiamo gli attivisti perseguitati perchè si sono attivati
contro la guerra bloccando i treni, i porti e le strade su cui
transitavano
gli armamenti destinati al mattatoio iracheno.

Il 19 marzo prossimo, secondo anniversario dei bombardamenti sull’Iraq, il
movimento contro la guerra riempirà le piazze delle principali città
degli
Stati Uniti e delle capitali nel resto del mondo. In Europa, a Londra e a
Roma, le manifestazioni assumono particolare importanza perchè i due
governi
sono direttamente impegnati nell’occupazione dell’Iraq.

Chiamiamo i movimenti pacifisti, antimilitaristi, antimperialisti, le
forze
sindacali, politiche, sociali, i soggetti della cultura e
dell’informazione,
a mobilitarsi il 19 marzo a Roma in una grande manifestazione nazionale


1) per esigere subito il ritiro delle truppe di occupazione dall’Iraq

2) per ribadire la sovranità dell’Iraq e la legittimità della
resistenza all’occupazione militare

3) per animare anche in Italia la campagna internazionale contro le
basi militari USA e NATO e lo smantellamento delle armi nucleari
installate
nelle basi in Italia

4) Per rilanciare le campagne per il disarmo nucleare, contro la
produzione e l’export delle armi, per la riduzione delle spese militari

Adoperiamoci in ogni ambito nelle prossime settimane per preparare con
incontri, sit in e manifestazioni locali la giornata mondiale contro la
guerra, affinchè il 19 marzo ci sia


una nuova grande manifestazione nel
nostro paese. I governi della guerra devono trovarsi nuovamente la strada
sbarrata dal popolo della pace. Se non ora, quando?



Il Comitato promotore della manifestazione del 19 marzo

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