Rep.Congo: forse missione di pace

Si chiude l?incontro organizzato dall?Unione Africana per valutare la possibilità di inviare una forza di pace nella Rep. democratica del Congo.
A cura di amismp Da Addis Abeba, sede dell?organismo panafricano, gli
organizzatori fanno sapere che si tratta di un incontro preliminare in
vista della discussione che avrà luogo di fronte al Consiglio per la
pace e la sicurezza dell?Ua.
Il tema centrale è la modalità di disarmo dei gruppi di ribelli
ruandesi accusati di aver partecipato al genocidio del 1994 che
rappresentano, secondo gli esperti, una delle principali minacce al
processo di pace congolese e alla stabilità dell?intera regione dei
grandi laghi.
Soltanto ieri l?Ufficio per il
coordinamento dell?attività umanitarie delle Nazioni Unite (Ocha) ha
diffuso un rapporto nel quale si fa sapere che 226.000 persone
subiscono ?quotidianamente? le azioni e le vessazioni dei ribelli
ruandesi presenti in Sud Kivu. Già nei mesi scorsi l?’Unione Africana
aveva fatto sapere di essere disponibile – ?in linea di principio?,
vale a dire che occore che qualcuno finanzi l?operazione ? a dislocare
una missione nell’est congolese per aiutare l’esercito di Kinshasa e i
caschi blu della Missione Onu in Congo (Monuc) nelle delicate
operazioni di disarmo delle milizie ribelli ruandesi che continuano ad
essere la causa (secondo alcuni) o il pretesto (secondo altri) delle
tensioni politiche e militari tra Congo e Rwanda.
La questione, mai
risolta, della presenza nell’est congolese (e specialmente nelle
provincie del Nord e Sud Kivu) di gruppi come gli Interhamwe o le
ex-Far continua a rappresentare la spina nel fianco del processo di
pace, sostenuto anche dalla comunità internazionale, che ha seguito gli
accordi con cui si è messo fine a quella che venne definita "la prima
guerra mondiale africana"; un conflitto che dal 1998 al 2002 ha causato
oltre 3 milioni e mezzo di morti. Il Rwanda continua ad accusare
Kinshasa di non fare abbastanza per neutralizzare e disarmare i gruppi
di ribelli ruandesi, altri invece accusano Kigali di agitare lo
spauracchio di queste formazioni armate come pretesto per continuare a
gestire i redditizi interessi economici (prevalentemente minerari)
avviati negli anni del conflitto. Di fatto la questione degli
ex-genocidari resta la minaccia maggiore alla pace nei Grandi Laghi,
come ha dimostrato anche l’escalation di tensione dello scorso novembre. 

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