Noi ci siamo

La pubblicazione di un nuovo sito non è solo questione tecnica o di layout grafico.
Da quando siamo nati, nel 1998, è più o meno la quinta volta che cambiamo sito, più o meno la stessa durata dei governi della prima repubblica. La ragione sta forse nelle multiforme appendici del nostro lavoro, a cavallo tra iniziativa editoriale pura e organizzazione.
Questa volta però, più forte che mai, abbiamo sentito l\’esigenza di fare non uno ma diversi passi in avanti, cercando di trasformare questa interfaccia di navigazione nello specchio di tutte le attività che portiamo avanti: dai progetti internazionali alla cooperazione tecnica, dall\’agenzia quotidiana ai programmi fino al lavoro politico che, in rete con altre strutture europee, portiamo avanti per difendere un settore – quello della comunicazione non profit- che pur se acquisito in molti paesi, ancora non è garantito neanche nel nostro.
A cura di Francesco Diasio In questi giorni di mobilitazioni per la liberazione di Giuliana Sgrena, qualcuno ha detto che la sua prigionia è un po’ la metafora della prigionia dell’informazione indipendente, non embedded. Parole amare. Eppure sembra che ci sia un sottile filo rosso che unisce Genova a Bagdad, Piazza Alimonda a Falluja: l’equazione matematica per cui media indipendente uguale disinformazione (e per converso mainstream uguale informazione) si è rovesciata definitivamente e anche il consumatore medio di informazione si accorge ormai che è costretto a doversi orientare tra mezze bugie e mezze verità, barcamenare tra titoli che non corrispondono ad articoli, interpretare un sospiro, intravedere tra parentesi. Gigi Sullo di Carta ha provocatoriamente lanciato l’idea di un corso non per giornalisti ma per telespettatori, per lettori.
Non è un caso, aggiungiamo noi, che al livello europeo si parli sempre più – nei progetti per la comunicazione – di Media Education.
Con questo nuovo sito abbiamo voluto dare un nostro ulteriore contributo alla chiarezza: dare voce dove i microfoni non arrivano, accendere un riflettore dove fa comodo stare al buio.Vogliamo avanzare domandandoci come vorremmo il nostro servizio pubblico, cosa vorremmo ascoltare e quali video vedere, senza dover pensare che un server possa essere requisito o che a un internauta vengano affibiati 13 anni di galera per esser stato su un sito "terrorista", come accade nella Tunisia che accoglierà il summit mondiale in cui si parlerà anche di libertà di informazione. Un po’ come fare un convegno sullo sviluppo sostenibile in una centrale nucleare.

Da parte nostra ci auguriamo di aver fatto un piccolo passo in avanti verso questa chiarezza. Con voi utenti, ne vogliamo fare tanti altri, sicuri che solo insieme potremo essere produttori e consumatori di informazione libera.

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