NO alla censura preventiva sulla guerra!

A pochi giorni dalla discussione alla Camera della riforma del codice penale militare i promotori della campagna Fermiamo la censura preventiva sulla guerra organizzano a Roma, oggi 17 febbraio, un seminario di confronto tra giornalisti, Ong, militari e parlamentari in collaborazione con la Federazione nazionale della Stampa. Il rapimento della giornalista italiana Giuliana Sgrena ed il recente video saranno ovviamente all’ordine del giorno.
Ascolta l’intervista di Lorenzo Anania a Manuele Messineo di Articolo 11. (4’22”)
A cura di amisla

Tra pochi giorni la Camera dei Deputati si accinge a discutere una ipotesi di legge di delega al Governo che, se approvata in via definitiva dopo aver già passato l’esame al Senato, negherà la possibilità di informare in modo completo e diretto dalle zone di guerra, applicando attraverso la riforma del codice militare di guerra (e di pace) una censura preventiva.
Giornalisti, membri di ONG e chiunque decida di diffondere « verità scomode » si troverebbe, pertanto, nella condizione di dover non vedere, non sentire e non parlare.
Infatti per i civili che operano in zone di guerra (in particolare giornalisti e membri di ONG) e’ previsto che chiunque raccolga e diffonda notizie considerate riservate dalle autorità militari rischi fino a 20 anni di carcere militare.
Inoltre, tale proposta di legge delega introduce ulteriori elementi tesi ad una drastica riduzione dei diritti dei cittadini che decidano di indossare l’uniforme militare, nonché ad indebolire ulteriormente il senso di quanto previsto dall’art.11 della nostra Costituzione.
Il rapimento della giornalista italiana Giuliana Sgrena ha riportato alla nostra attenzione in modo drammatico quanto sia importante la libertà di stampa, quella del «non scrivo se non vedo», quella delle piccole grandi vicende che annegano sempre nella Grande Storia scritta dai cosiddetti “vincitori”.

Top