BENVENUTO KYOTO

Oggi entra in vigore il protocollo di Kyoto che impegna tutti i paesi firmatari (più di 150) a procedere con una serie di comportamenti atti a ridurre le emissioni di sostanze inquinanti, soprattutto i gas serra, responsabili del surriscaldamento del pianeta. In contemporanea con oltre 30 città del mondo, le associazioni ambientaliste italiane aderenti al CAN – Climate Action Network e altre espressioni della società civile, festeggiano questo primo traguardo ma ricordano che le misure indicate dal Protocollo non sono sufficienti a arrestare i cambiamenti climatici.
Abbiamo raggiunto a Bruxelles Roberto Ferrigno, di Greenpeace al quale abbiamo chiesto di presentarci la situazione italiana ed europea: (intervista di Monica Poddighe-5’55”)
A cura di amismp

Per fermare questi i sconvolgimenti climatici, la comunità internazionale è riuscita negli ultimi quindici anni a costruire un processo negoziale multilaterale rigoroso, che ha portato alla definizione di politiche e obblighi di riduzione delle emissioni gas serra legalmente vincolanti.
Alcune date significative:
La Convenzione sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC), istituita a Rio nel 1992, ha approvato il Protocollo di Kyoto durante la terza Conferenza delle Parti (COP3) nel 1997. Gli Accordi di Marrakech raggiunti alla COP7 del 2001 hanno regolamentato le questioni sino allora irrisolte, concedendo ai paesi con obblighi di riduzione una considerevole flessibilità nelle modalità di raggiungimento degli obiettivi e rendendo il Protocollo di Kyoto il pacchetto di norme più innovativo e tecnicamente complesso adottato a oggi nella legislazione ambientale internazionale. Con la firma della Russia il Protocollo entrerà in vigore il 16 febbraio del 2005 e a partire dal 2008 obbligherà i paesi industrializzati, maggiori responsabili delle emissioni di gas serra, a diminuirle combinando politiche, misure e meccanismi finalizzati a rendere più efficiente, pulito e consapevole il nostro consumo di energia, ma anche a cercare di prevedere e adattarsi ai disastrosi impatti che le anomalie climatiche già producono.

Il Protocollo di Kyoto rappresenta un importante passo verso la riduzione delle emissioni e quindi dei cambiamenti climatici, ma va sottolineato che non è assolutamente sufficiente. Gli impegni di riduzione riguardano infatti solo un numero ridotto di paesi, anche se quelli principalmente responsabili dei livelli attuali di CO2 nell’atmosfera, tra i quali spicca l’assenza degli USA, responsabili di circa il 25% delle emissioni globali. Le politiche di riduzione andranno dunque estese a tutti, includendo soprattutto i grandi paesi in via di sviluppo a rapida industrializzazione come Cina, India e Brasile. Inoltre il Protocollo per il momento ferma il suo raggio di azione al 2012 ed è quindi di estrema urgenza estendere gli obblighi a partire dal 2013. Ma un estensione temporale e geografica non è sufficiente: un recente studio presentato alla Conferenza UE sulle Politiche post-2012 sui Cambiamenti Climatici dello scorso 23 novembre avverte che bisognerebbe stabilire impegni di riduzione di almeno il 30% entro il 2020 per evitare che la concentrazione di CO2 in atmosfera raggiunga livelli che comporterebbero un aumento della temperatura di 2°C sopra ai livelli del 1990, con le disastrose conseguenze alle quali abbiamo già accennato.

i meccanismi flessibili del protocollo

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