Filippine, civili in fuga

Continua la battaglia a Jolo, isola all?estremo sud delle Filippine, dove da oltre una settimana sono in corso scontri tra l?esercito governativo e gruppi islamici ribelli. In particolare, le operazioni belliche, sebbene concentrate nelle località di Panamao e Luuk, hanno provocato negli ultimi giorni la fuga di 13.000 civili.
A cura di amisla Le vittime del conflitto sono oltre 90, di cui 30 soldati, secondo il bilancio reso noto dai militari che aggiungono tre morti tra i ribelli, uccisi ieri. Sembra ormai accertato che all?insurrezione di una sezione del Moro National Liberation Front (Mnlf), già formazione ribelle scesa a patti con Manila nel 1996, si siano uniti uomini di Abu Sayyaf, piccola ma pericolosa organizzazione estremista ritenuta collegata al terrorismo internazionale; il capo di quest?ultimo gruppo, Abu Solaiman, ha annunciato a una radio locale di essersi unito alla lotta dopo l?uccisione di due suoi figli da parte dell?esercito. Sembra che il Mnlf sia sceso nuovamente in armi per chiedere il trasferimento a Jolo dell?ex-capo guerrigliero Nur Misuari, attualmente detenuto in un campo militare nei pressi di Manila e ancora in attesa di giudizio, ma anche come reazione a presunti abusi dell?esercito in operazioni il cui obiettivo ufficiale era sconfiggere Abu Sayyaf e che avrebbero invece provocato la morte di membri del Mnlf. Intanto da Mindanao, la maggiore isola del sud e luogo di nascita della maggioranza dei musulmani filippini, giungono i primi appelli a interrompere la battaglia.
Lo riferisce l’agenzia Misna.

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