L’Iraq agli iracheni

Dopo le elezioni di domenica scorsa, l’unico dato incerto, fornito dalla Commissione elettorale è la percentuale dei votanti, intorno al 60%. In attesa di conoscere il risultato definitivo, alcune riflessioni sul significato della giornata del 30 gennaio, alla luce dei pochi dati disponibili.
Secondo Ornella San Giovanni, direttrice del’osservatorio sull’Iraq, di sicuro quella parte della popolazione che ha votato lo ha fatto per rivendicare il proprio ruolo nelle decisioni riguardanti il Paese e far presente agli occupanti statunitensi che gli iracheni vogliono contare.
Ascolta il suo commento ai nostri microfoni:
A cura di amismp

?Non conosciamo ancora i dati reali e, a mio parere, non li sapremo mai? ha dichiarato all’agenzia Misna, Jabbar, sociologo, che collabora con ‘Cem mondialità’, movimento pedagogico fondato dai Missionari Saveriani. “Non conosciamo i nomi della Commissione elettorale, tranne i portavoce – prosegue – né erano stati resi noti quelli di numerosi candidati, così come erano sconosciuti i loro programmi, per non parlare dell’assenza di osservatori internazionali. Dall’Iraq mi sono arrivate notizie di irregolarità e imbrogli di ogni tipo: gente che votava per altri, persone che entravano insieme nelle cabine elettorali. La stampa araba riferisce inoltre che, dei 5.500 seggi sparsi per il Paese, solo cinque sarebbero stati mostrati ai media per le foto e le riprese di rito. Insomma, il giorno delle elezioni è avvenuto di tutto: possibile che nessuno abbia parlato di possibili brogli? Un osservatore attento si dovrebbe stupire”.

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