Da oggi la caccia prosegue in parlamento

Ieri, si è chiusa ufficialmente la stagione venatoria. Un gruppo di deputati continua a proporre di modificare la legge 157/92 sulla protezione della fauna. Il commento di Antonino Morabito responsabile nazionale conservazione e gestione della fauna di Legambiente.
A cura di amismp

Secondo numerose associazioni ambientaliste, la legge 157 è equilibrata e rispondente, nei limiti del possibile, alle richieste degli enti e rappresentanti interessati, dal mondo della scienza, dal mondo ambientalista, dal mondo agricolo e dal mondo venatorio.

Una sintesi del dibatitto proposta dal wwf:
La legge 157 si basa su un unico grande principio: la fauna selvatica appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato e va tutelata nell’interesse nazionale ed internazionale. L’attività venatoria, di conseguenza è solo un’attività che si può svolgere su concessione, nel rispetto anzitutto dei principi di conservazione ecologica e ambientale.

Al fine poi di difendere anche gli interessi di una delle più grandi risorse economiche del Paese, la caccia può essere esercitata solo nei luoghi dove è consentita, nel rispetto dell’attività agricola e legando il cacciatore al territorio e con ciò responsabilizzandolo.

Le proposte in discussione in Commissione Agricoltura non rispettano nessuno dei suddetti principi cardine:

Per quanto riguarda la protezione della fauna, sia stanziale che migratoria, le proposte mirano a violare perfino le normative europee di riferimento, ovvero la direttiva 79/409CEE e la direttiva 92/43CEE, nonché le due maggiori Convenzioni internazionali sulla biodiversità: la Convenzione di Berna e la Convenzione di Bonn. Infatti autorizzano la caccia a specie protette a livello internazionale e nei tempi in cui queste specie sono più deboli e facilmente danneggiate, ovvero di periodi di premigrazioni e accudimento dei piccoli, con il serio rischio di metterne in pericolo la sopravvivenza.
Per quanto attiene, invece, la gestione nazionale della pratica venatoria, le proposte mirano a permettere il libero spostamento dei cacciatori sia all’interno della propria regione che in altre regioni (nomadismo venatorio), con conseguente danno per l’agricoltura, per la fauna e difficoltà reale di controlli da parte degli organi di polizia. Inoltre, lo scioglimento del legame del cacciatore con un preciso e limitato territorio ha come conseguenza la sua deresponsabilizzazione.
Infine, bisogna sottolineare la grave proposta di depenalizzazione di alcuni tra i più seri reati venatori. Tra questi, oltre alla sanzione amministrativa per la caccia nei parchi, aberrante in sé, c’è la depenalizzazione e la riduzione a mera sanzione amministrativa della crudele pratica della uccellagione che, come è noto è una pratica non selettiva e pertanto causa la morte di specie anche protette e rarissime, in violazione di ogni principio di conservazione della natura e delle leggi internazionali di tutela della fauna.
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