FSM: guardando all’Iraq dal tendone della pace

Sotto il tendone ‘G 901’ del V Forum Sociale Mondiale, organizzato dal Forum delle alternative, si è discusso di guerra, smilitarizzazione, pace e debito – le cui cause sono peraltro strettamente connesse – un oratore tra i tanti strappa l’applauso quando avverte: “La Cnn e le altre televisioni internazionali vi mostreranno solo iracheni felici che hanno votato in massa in piena tranquillitá”. ( La testimonianza di Emiliano Bos)
A cura di amismp E in effetti i notiziari televisivi, nonostante il modo ‘esplosivo’ in cui è cominciata la giornata in Iraq, sottolineano la straordinaria affluenza alle urne per alcune zone soprattutto del sud del nord del Paese. La folla del tendone ‘ G 901’ testimonia che Baghdad é oggi molto più vicina a Porto Alegre di quanto si possa immaginare: il popolo del Forum ha ben presente che gli iracheni sono stati chiamati alle urne in un clima di guerra e di violenza che, propaganda e percentuali di voto a parte, non sembra aver lasciato molti spazi per l’esercizio della democrazia, facendo alcune dozzine di vittime nello stesso giorno del voto. “Queste elezioni sono state organizzate dal governo americano e sono viste da molti come una tragica farsa; credo che l’unico aspetto positivo possa essere una rapida decisione delle nuove istituzioni per chiedere il ritiro delle truppe straniere”: lo dice alla MISNA George Martin del direttivo della ‘United peace and Justice’, la piú grande coalizione americana per la pace con oltre mille associazioni. E aggiunge: “ Io ho visto con i miei occhi cosa significa l’occupazione militare dei nostri soldati….”. Alfred Marder, presidente del ‘Consiglio per la pace statunitense’, fa eco a Martin: “Ma che legittimità possono mai avere elezioni sotto occupazione militare, dove milioni di iracheni non votano, dove intere comunità non hanno la possibilità di esprimere le loro preferenze, dove i rifugiati all’estero non sono nemmeno registrati? Questo voto é un gesto di propaganda utile solo alla politica estera degli Stati Uniti mentre gli iracheni hanno tradizioni, storia secolare e capacitá per creare una propria società al di fuori del dominio americano.
Il sole a picco infuoca la sabbia del grande anfiteatro ‘Por-do-Sul’, ma tra i padiglioni del Forum – nell’ultima giornata di lavori prima della marcia conclusiva di domani – c’e un gran via vai. “Il voto in Iraq? É una questione complessa: se si va alle urne é un problema, se non si vota, lo stesso” dice Nader Hosney, egiziano, dell’Associazione ‘Alto Nilo’per l’istruzione e lo sviluppo. “Sono elezioni sotto evidente influenza americana, ma forse possono essere la base per l’uscita di scena delle truppe straniere, che comunque se ne devono andare al piú presto”.

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