30 gennaio elezioni in IRAQ

La guerra è finita, l’embargo pure, oltre 5.000 civili sono stati uccisi dai bombardamenti, ma già più di un milione e mezzo di persone erano già morte in quasi 13 anni di sanzioni economiche. Il 30 gennaio l’Iraq è chiamato alle urne.
Ascolta l’intervista di Lorenzo Anania a Ornella Sangiovanni, direttrice di Osservatorio Iraq. (5’16”)
A cura di amisla

Iraq, che elezioni saranno?

l’Iraq è chiamato alle urne dalle stesse forze che 60 anni fa liberarono l’Europa dal nazismo; ironica coincidenza o come vorrebbe Mr. President G.W. Bush ripetersi della vittoria democratica?

Sessanta anni fa, le stesse truppe che oggi avanzano nel fronte della guerra preventiva, terminavano la lunga marcia della liberazione dell’Europa dal nazzismo. Non è retorico sostenere che la storia si ripete.
Dopo la “liberazione” noi europei, con la nostra millenaria cultura politica, riuscimmo con fatica ad ammettere i nostri errori politici. In Italia si vivono ancora gli spettri del peso politico di quegl’anni, non paghi delle lotte civili e politiche combattute nella seconda parte del XX secolo. L’ammissione del peccato del totalitarismo ci redense, da qui le origini cristiane dell’Europa. Il disimpegno americano in Corea fece poi il resto
Nel 2005 le truppe alleate, che da 60 anni onestamente non hanno smesso di esportare la democrazia, adottano ancora il cambio di fronte come unico impegno per la normalizzazione di una situazione post-bellica. Non è un mistero che l’Iran sia il possibile prossimo stato democratizzato. Ma gli attuali liberati non hano commesso particolari peccati politici come per esempio gli Iitaliani con Mussolini o i frencesi con Petan, di cui redimersi. Tra guerre ed embarghi sono 13 anni che gli Iracheni vogliono liberarsi di Saddam.
Le prossime elezini irachene non hanno presupposti concreti per “normalizzare” la situazione militare politica in Mesopotania. Oltre alle numerosi attenuanti socio-culturali sulla diversità politica delle realtà arabe, qualsiasi elezione fatta svolgere con la guerra non può che produrre democrazia deformata.
Inshallah.

Lorenzo Anania

Leggi l’articolo di Robert Fisk, “Nuove mode. La guerra raccontata dal Grand Hotel di Baghdad”, sul sito di Mega chip

L’Iraq tranquillo
Il Kurdistan iracheno domenica alle urne. Il voto dovrebbe svolgersi senza incidenti
e avrà un significato molto diverso rispetto al resto del paese. Continua la raccolta
di firme per chiedere un referendum sullo status della regione: autonomia o indipendenza?Leggi ll’articolo completo su peacereporter

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