Turchia, esecuzioni extragiudiziali

Quelle avvenute a Sirnak sono state esecuzioni extragiudiziali: lo ha dichiarato l associazione per i diritti umani IHD in un suo rapporto, al termine della propria inchiesta sulla causa dell’uccisione di 5 persone (4 delle quali erano donne), da parte delle forze di sicurezza il 19 gennaio, nei pressi del villaggio di Toptepe, collegato a Kumçati, nella provincia di Sirnak, Turchia.
A cura di amisla Reyhan Yalcindag, vicepresidente generale dell’IHD, ha parlato nel corso della conferenza stampa, ricordando che vi sono diritti che non si possono limitare né ledere né lasciare inosservati,nemmeno in una fase di guerra, riferendosi in particolare alle norme umanitarie. Yalcindag aggiunge inoltre: “Anche se 5 persone, due delle quali minorenni, sono partite per andare a unirsi al Kongra-Gel, potevano essere per questo arrestate da vive, dal momento che erano ancora in abiti civili e senza armi. Abbiamo dichiarato che le cinque persone sono state uccise con un’esecuzione extragiudiziale, poiché non sono state arrestate da vive. Ad ogni condizione e in ogni luogo il diritto alla vita è sacro e intangibile. Le autorità, non avvalendosi della facoltà di arrestare le cinque persone, hanno attentato alla loro vita; questo è un crimine, in base al diritto umanitario internazionale e rientra tra quei crimini che sono commessi contro l’umanità. La pena di morte, anche se per legge è stata abolita, in pratica nel nostro paese ultimamente è ancora praticata: lo dimostrano i casi di Gumushane, Trabzon, Semdinli, Kiziltepe e, ultimamente”.

Yalcindag ha fatto appello al governo, agli appartenenti alle forze di sicurezza e alle altre autorità pubbliche affinché si comportino secondo giustizia e mettano in pratica tutti i cambiamenti legislativi che abbiano effetto positivo. Yalcindag afferma “Lo IHD si servirà di tutte le istanze giudiziarie internazionali e nazionali nei confronti di coloro che hanno praticato le esecuzioni extragiudiziali, sia i membri della Gendarmeria che le hanno praticate che il prefetto di Siirt (che ha proceduto alla sepoltura dei cadaveri di Sibel Sartik e Nergiz Ozer in maniera contraria alla volontà delle famiglie delle vittime), che altre autorità pubbliche a quelle collegate”.

Yalcindag ha fatto anche riferimento alle dichiarazioni secondo le quali le 5 persone sarebbero state uccise dopo esser state torturate: “Stiamo facendo ricerche volte ad accertare tali dichiarazioni; finora non abbiamo trovato nessun indizio che consenta di dimostrare che sono state praticate torture. Il rapporto autoptico non è molto dettagliato e quel che da esso abbiamo capito è che queste persone sono state uccise tutte con armi di fuoco”.

Dopo Yalcindag ha preso la parola l’avvocato Selahattin Demirtas, Presidente della Sezione IHD di Diyarbakir, che ha reso noto il contenuto del rapporto. I fatti di cui si parla sono avvenuti due chilometri a sud di Toptepe, in una zona vicina a un corso d’acqua. La zona è vicina a insediamenti militari e molti sono i gruppi militari in essa presenti. Le persone uccise indossavano abiti civili d’uso comune. Sia prima che dopo le cinque uccisioni non è stata fatta alcuna perquisizione di case del villaggio. Il procuratore non si è mai recato sul luogo dell’accaduto e non ha svolto il ruolo che in una fase d’indagine compete al procuratore. Nel dossier preparato dalla procura non c’e la definizione del luogo dell’accaduto, né il dossier contiene appunti su rilievi fatti sul posto, né fotografie o disegni relativi al luogo;  sul luogo sono stati girati nemmeno dei filmati. Le impronte sono state prese dalla gendarmeria, alla quale appartengono le persone sospettate di aver fatto le uccisioni. Riguardo alle persone uccise sono da tener presenti le date del loro allontanamento da casa e il fatto che è contrario a un normale percorso di crescita personale che persone in quell’età abbiano la predisposizione ad apprendere come usare quel tipo di armi.

Nel rapporto sono stati elencati alcuni punti che devono ancora esser chiariti: 1) come è avvenuto che le cinque persone, provenienti da diverse città, si siano ritrovate insieme nell’area di Sirnak per partecipare a un’organizzazione guerrigliera? 2) Si dice che è stata presa un’arma a canna lunga di marca BIXI rinvenuta sul luogo dopo l’uccisione; sarà vero? Coloro che hanno visto l’arma dicono che era priva del caricatore, rovinata e non funzionante dall’umidità. 3) I gendarmi che hanno partecipato all’operazione, tralasciando per il momento la questione se siano o meno colpevoli, sono comunque sospettati eppure hanno proceduto a raccogliere impronte e indizi sul luogo; inoltre la perizia balistica risulta bloccata; e anziché inviare per la perizia gli elementi di prova a una struttura pubblica della sanità generale, si è provveduto a inviarli al laboratorio criminologico della gendarmeria stessa. 4) Non si sa, non essendovi chiari indizi al riguardo, se i gendarmi abbiano intimato ai cinque di fermarsi e arrendersi, prima di sparare.

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