Italia, catena umana per il ritiro delle truppe dall’Iraq

Sabato 29 gennaio alle ore 16 una catena umana partirà dal ministero della difesa fino al ministero del tesoro. Per mantenere il contingente militare in Iraq, già costato finora oltre 600 milioni di euro, il governo italiano, che ha appena rinnovato per decreto la “missione”, ha deciso di impegnare ulteriori risorse economiche, sottraendole così ai pressanti bisogni sociali nel nostro paese.
A cura di amismp Un sistema fondato sulla guerra causa ogni giorno uno “tsunami” di natura economica, determinato dall’ingiustizia sociale, dalla povertà, dal debito internazionale. La stessa militarizzazione degli aiuti alle popolazioni dell’Asia garantisce gli interessi economici legati alla ricostruzione, che lascerà solo una magra elemosina (meno del 10% delle somme raccolte) alle popolazioni colpite.

Lo stato di guerra colpisce anche la libertà d’espressione, con il tentativo di mettere a tacere l’informazione non allineata e subalterna alle veline governative, estendendo anche ai civili il liberticida codice penale militare. Quante risorse per uccidere e opprimere un popolo, mentre da noi si tagliano le spese sociali in tutti i settori e si negano case e reddito a precari ed immigrati !

– Per protestare contro il governo di guerra e le sue scelte di rinnovare la partecipazione diretta alla guerra in Iraq, coperta e legittimata dalle elezioni-farsa del 30 gennaio – svolte senza alcuna parvenza di legalità in un paese oppresso dalla occupazione militare.

– Per protestare contro le scelte di morte e distruzione che hanno prodotto il massacro di Falluja e più di centomila morti in Iraq.

– Per fermare le spese di guerra e tutti gli tsunami militari prodotti dai signori della guerra.

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