2004: l’anno della strage

Sono 129 – 49 solo in Iraq, incluso l’italiano Enzo Baldoni – i giornalisti e i loro collaboratori che hanno perso la vita mentre svolgevano il proprio lavoro, per lo più in prima linea, durante il 2004, l’anno più nero e letale per i media internazionali.
A cura di amismp A rivelarlo il rapporto annuale della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) presentato ieri a Bruxelles in una conferenza stampa riservata in parte a un video relativo al “caso Baldoni”, il “free-lance un-embedded” ( cioè non ‘inglobato’ nelle unità militari) del settimanale “Diario”, ucciso in Iraq nell’agosto scorso, in circostanze non ancora chiarite e il cui corpo non è mai stato restituito alla famiglia.
Il dossier dell’Ifj riguarda 34 Paesi – 25 dei quali nel Sud del Mondo con 117 vittime – e precisa che i lavoratori dell’informazione uccisi (non solo giornalisti ma chiunque lavorava con loro e con loro è morto) sono stati 4 in Africa, 11 in Europa e Paesi ex-sovietici, 25 in America Latina, 35 in Asia e Pacifico, 54 in Medio Oriente e Paesi del Golfo.
“ Nel 2003 – si legge nell’introduzione al dossier – 11 giornalisti e loro collaboratori vennero uccisi da militari americani in circostanze mai spiegate…. l’8 aprile 2004 – anniversario dell’ignobile attacco statunitense al media centre del Palestine Hotel a Baghdad, durante l’invasione – l’Ifj ( che rappresenta 500.000 giornalisti in 110 Paesi)organizzò una protesta internazionale perchè non c’era stata una compiuta indagine su quelle uccisioni e nessun responsabile era stato portato di fronte alla giustizia. I resoconti disponibili sono stati universalmente criticati come privi di credibilità per il tipo di inquirenti, perché segreti, perché in larga parte non vennero esaminate tutte le prove e furono ignorate testimonianze oculari di osservatori, con l’inevitabile conclusione di negare qualsiasi responsabilità da parte dei militari.
Il problema della giustizia negata alle vittime della violenza in Iraq è continuato nel 2004 ma non ci si può certo fermare a una mezza condanna dei principali responsabili per le uccisioni di quest’anno, terroristi fanatici che hanno preso di mira civili inclusi i giornalisti…”.
Nella sua cronaca da Bruxelles, sul ‘caso Baldoni’ l’Agenzia nazionale italiana di stampa associata ANSA ha scritto tra l’altro: “A proposito dell’uccisione del giornalista italiano e’ stato proiettato un video nel quale il direttore del ‘Diario’ Enrico Deaglio rinnova le sue critiche. L’assassinio di Enzo Baldoni e’ stato gestito “con ipocrisia in Italia” e in particolare “la Croce rossa italiana (Cri) ha tentato di negare l’esistenza del convoglio umanitario diretto a Najaf”, che Baldoni aveva contribuito ad organizzare e sul quale era poi stato rapito, ha detto Deaglio, ribadendo quanto scritto dal suo giornale dopo l’ assassinio avvenuto in Iraq lo scorso agosto ad opera di un gruppo di guerriglieri dell’ ‘Esercito islamico in Iraq’. Deaglio ha inoltre ripetuto l’appello per riavere almeno “le ossa” di Baldoni, il cui corpo non e’ mai stato ritrovato. Nel presentare il video White ha definito la vicenda di Baldoni “un esempio, seppure tra i piu’ efferati, di quello che accade a molti giornalisti nel mondo”.
In dicembre, a Firenze, durante un incontro con un portavoce di Al-Jazeera organizzato da “Informazione senza Frontiere” a cui aveva partecipato anche Aidan White, le oscure circostanze dell’uccisione di Baldoni erano state ridiscusse e l’emittente araba si era detta pronta a fornire qualsiasi materiale visivo in suo possesso, eventualmente utile a gettar luce sul caso.
In attesa di una nuova mobilitazione internazionale per il prossimo 8 aprile, nella prima parte dell’anno in corso – che, per inciso, ha già visto l’uccisione di un giornalista in Colombia – l’Ifj ha annunciato, per gli operatori dei media presenti in Iraq, un programma di addestramento alla sicurezza da svolgere in collaborazione con l’ “International News Safety Institute” (Insi); si può considerarlo idealmente dedicato anche alla memoria di Baldoni e di tutti i colleghi un-embedded o embedded che, in guerra o altrove, hanno perso la vita marciando verso l’orizzonte sempre più pericoloso e sfuggente della verità. E hanno pagato il tributo più alto per un mondo un po’ più giusto e più in pace di quello che da anni stiamo tutti vivendo..

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