RDCongo, la guerra continua

Ci sono guerre ignorate e dimenticate. Quella che ha causato più morti dopo il II conflitto mondiale si sta svolgendo nella Republica Democratica del Congo.
“L’unica speranza è nella reazione nonviolenta che fino adesso ha contraddistinto la popolazione locale”. Ascolta l’intervista di Lorenzo Anania a padre Giovanni Querzani, missonario saveriano da 33 anni nella RDCongo, che ha presentato a Roma presso la Libreria Odradek il suo documentario
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. NUOVI SPETTRI DI GUERRA. ( durata 5′)
A cura di amisla

Da cinquemila a 7.000 civili soprattutto donne e bambini hanno
attraversato a bordo di precarie imbarcazioni il lago Alberto al confine
tra Repubblica democratica del Congo e Uganda per sfuggire a nuovi
scontri nella zona dell’ex-Zaire. Lo riferiscono fonti umanitarie dell’Alto commissariato dell’Onu per i profughi
(Acnur), precisando che stanno verificando se altri 10.000 congolesi
hanno varcato la frontiera in questi giorni a causa di non meglio
precisati scontri tra Hema e Lendu.
I rifugiati congolesi si trovano ora
a Hoima, circa 160 chilometri dalla capitale Kampala, dove hanno
ricevuto assistenza; verranno presto trasferiti a Kyaka, un centro di
accoglienza per congolesi a circa 300 chilometri dalla capitale.

Questa è solo una delle frequenti e allarmanti notizie che arrivano dall’est
della Repubblica Democratica del Congo, dove l’emergenza continua, in
una spirale di violenza e di soprusi che va avanti dal 1996. E’
indispensabile fare il punto sulle proporzioni di un dramma di cui i
mezzi di informazione parlano raramente, e di fronte al quale la
comunità internazionale mostra ancora troppe esitazioni. Più che
aiuti
umanitari servono scelte di informazione, di politica, di economia, di
giustizia. Serve la capacità e la volontà di capire.

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