L’Africa dimenticata

E’ facile dimenticare una fetta di mondo quando passa l’emergenza. Questo emerge da due mesi di di analisi quantitativa e qualitativa delle notizie riguardanti il continente africano, una ricerca svolta dall’Osservatorio su comunicazione e Africa promosso dal dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena, dal Centro comunicazione e marketing d’Ateneo e da AMREF-Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca. AI nostri microfoni Giulio Cederna di AMref:

A cura di amismp

Quanto pesa ad esempio sui mezzi di comunicazione un continente che conta oltre 50 nazioni e circa 900 milioni di persone? Come vengono descritte, riportate e con quale importanza le notizie che riguardano le guerre, le grandi emergenze come l’Aids ma anche i passi avanti dell’Africa? Che immagine trasmettono e quale grado di attenzione i giornali italiani riservano a quest’enorme fetta del pianeta?

La percentuale di spazio riservata all’Africa è relativamente omogenea nei sette quotidiani analizzati, occupando il 6-7% della sezione Esteri. Il che significa meno dello spazio dedicato all’Asia (comprensiva di Medio Oriente, che ne rappresenta ovviamente gran parte per la guerra in Iraq) e più di quello occupato da Australia e America Latina.
Tuttavia la maggioranza (pari a circa il 60%) degli articoli dedicati all’Africa si colloca al di fuori della sezione esteri, in altre parti del quotidiano: particolarmente nelle pagine riservate a cultura, salute, economia. In questi casi l’Africa fa notizia non per avvenimenti politici di cui è protagonista attiva, bensÏ per contingenze che riguardano direttamente o indirettamente l’Occidente: un concerto, un’epidemia contagiosa, una merce particolare.
La frequenza degli articoli, inoltre, non è costante nel tempo, la narrazione è discontinua, i temi sono spesso lasciati in sospeso. Non mancano gli stereotipi, incluso quello (fondante) di trattare il continente nel suo complesso, come se fosse una entità omogenea. Colpisce la totale assenza da tutti i quotidiani menzionati di notizie relative a due importanti ex colonie, l’Etiopia e l’Eritrea, e a numerosi altri paesi africani (Ciad, Tanzania, Zambia, Botswana, Angola, Repubblica Centrafricana, Mauritania e Sahara occidentale, per fare qualche esempio).

Un altro aspetto illuminato dalla ricerca è il carattere emergenziale dell’informazione sull’Africa. L’unica occasione ricorrente per trattare i paesi africani è offerta dalle guerre civili, dagli scontri etnici e religiosi: il genocidio del Rwanda, ricordato da tutti i quotidiani ad aprile, in occasione del decennale; i conflitti scoppiati a maggio in Sudan, nella regione del Darfur, e in Nigeria, ma anche quelli in corso da anni in Uganda e Somalia. Di fronte ai “drammi” delle guerre, perde terreno anche un topos classico della comunicazione dell’Africa: il racconto delle malattie. Poche sono le testate che dedicano articoli specifici a questo argomento, e in genere prendono spunto da riflessioni generali su problemi sanitari mondiali o dall’annuncio di qualche iniziativa o campagna (occidentale) per la ricerca.

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