Sud-est asiatico:emergenza maremoto emergenza governo italiano

La Campagna Sbilanciamoci (composta da 34 organizzazioni, molte delle quali impegnate in raccolte di aiuti per l’emergenza alle popolazioni colpite dal maremoto) esprime delle valutazioni critiche sulle scelte del governo e rilancia alcune proposte per l’emergenza umanitaria del sud est asiatico. Maria Rosa Cutillo di MAni tese, ci riferisce dell’incontro, ancora in corso, con la direzione cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri:
A cura di amismp

Le richieste al governo italiano:

1) Lo stanziamento di 300 milioni di euro da destinare agli interventi delle amministrazioni pubbliche come quelli avviati dalla Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo e dalla Protezione Civile (esclusivamente per l’emergenza), dagli enti locali e dalle regioni, dalle organizzazioni della società civile e dalle Ong, dalle organizzazioni locali delle aree colpite, dalle agenzie delle Nazioni Unite. Chiediamo che queste risorse –che devono essere ben finalizzate alle diverse fasi: emergenza, ricostruzione, sviluppo- vengano reperite attraverso l’annullamento di uno dei provvedimenti della finanziaria 2005 –come ad esempio gli incentivi all’acquisto dei decoder o i finanziamenti aggiuntivi per la costruzione dei cacciabombardieri eurofighter- che possono essere rinviati al 2006 o cancellati;

2) La destinazione dei fondi raccolti dall’operazione SMS esclusivamente agli interventi di emergenza e di riabilitazione e ricostruzione, delle agenzie delle Nazioni Unite, delle Ong e delle organizzazioni della società civile, delle organizzazioni locali e umanitarie presenti in quelle aree. Ancora oggi non c’è trasparenza: chiediamo sia definito, attraverso un’ordinanza, un regolamento e delle regole certe; chiediamo siano stabilite le linee di indirizzo dell’utilizzo dei fondi, le priorità degli interventi (sanità, bambini, ricostruzione, ecc.), dei progetti e dei soggetti da coinvolgere, le modalità di erogazione dei fondi; i tempi della realizzazione degli interventi;

3) La risposta immediata agli appelli delle agenzie delle Nazioni Unite, utilizzando il fondo di 300 milioni prima proposto, con immediati stanziamenti agli interventi già in opera delle agenzie delle Nazioni Unite, in particolare quelli del World Food Program, dell’Unicef, della Fao, dell’UNHCR e della altre agenzie;

4) La partecipazione esclusiva dell’Italia allee sedi di coordinamento dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, evitando altre sedi di coordinamento intergovernativo come eventuali e fortunatamente superate “coalizioni dei volenterosi” prefigurate dall’amministrazione statunitense. L’aiuto umanitario deve sfuggire ad ogni unilateralismo e strumentalizzazione politica e trovare la sua sede negli organismi internazionali e sovranazionali già preposti. Inoltre rifiutiamo ogni logica di militarizzazione dell’aiuto e ogni subalternità all’eventuale presenza di Forze Armate locali e/ o di altri paesi (tra cui l’Italia), rivendicando la piena indipendenza dell’aiuto umanitario;

5) La valorizzazione di tutti i soggetti, che possono contribuire alla realizzazione degli interventi sul campo, senza discriminazioni e favoritismi. Riteniamo perciò improprio e indebito che nel comunicato del 1° gennaio 2005 il Ministero degli Esteri abbia voluto sottolineare senza alcuna necessità e senza alcun riferimento al mandato e alle possibili operazioni sul campo al “ruolo particolare” della Croce Rossa Italiana che per il momento non spicca per la sua presenza sul terreno. Anche gli enti locali e le Regioni, le Ong, le associazioni, le agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni locali di quei paesi possono avere un “ruolo particolare” da sottolineare e da evidenziare;

6) L’attuazione dell’art. 20 del T.U. sull’Immigrazione (D.lgs n.286/1998) che prevede –dietro emanazione di un Decreto del Presidente del Consiglio- l’adozione di misure di protezione temporanea in caso di calamità naturali e conflitti; la regolarizzazione (anche attraverso il rilascio del permesso di protezione umanitaria) dei cittadini stranieri dei paesi coinvolti dal maremoto presenti in Italia con soggiorno irregolare, in quanto inespellibili ai sensi dell’art. 19 del T.U. sull’immigrazione; la facilitazione delle procedure per i ricongiungimenti familiari, da parte dei cittadini stranieri presenti in Italia e con familiari presenti nei paesi e nelle regioni coinvolte dal disastro naturale;

7) La cancellazione totale e immediata del debito, sia quello costituito dai crediti d’aiuto che di quello commerciale, dei paesi colpiti dalla catastrofe. Oltre ai circa 40 milioni di esposizione pubblica derivante dall’erogazione dei “crediti di aiuto”, vanno anche cancellati i circa 30 milioni di esposizione della SACE verso i paesi dell’area;

8) La previsione di misure di “accompagnamento” degli aiuti in modo da verificare l’effettivo rispetto dei diritti umani in aree in cui i governi si sono resi più volte colpevoli della repressione e della violazione dei diritti delle popolazioni locali, controllando l’uso e la gestione degli aiuti e valorizzando il ruolo delle competenti agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni locali indipendenti come partner attive nella realizzazione degli interventi;

9) Il rispetto degli impegni internazionali presi dall’Italia in materia di APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) in modo da mettere nelle condizioni l’Italia per questa e future emergenze di essere in grado con una propria e certa dotazione di fondi di intervenire tempestivamente e con efficacia ed impedendo di stornare dai già esigui fondi della cooperazione le risorse per questa emergenza;

10) La garanzia di tempi certi per l’erogazione dei fondi riprendendo l’esortazione di Kofi Annan fatta a Jakarta il 6 gennaio scorso a trasformare le promesse in denaro reale. Ricordiamo infatti che per altre calamità naturali come il terremoto a Bam in Iran dell’anno scorso e per l’uragano Mitch, i soldi effettivamente arrivati non hanno superato complessivamente 1/3 di quelli promessi. Chiediamo perciò una verifica trasparente e in Parlamento tra 90 giorni sull’effettiva realizzazione delle promesse annunciate.

riferimenti per aiutare le popolazioni colpite

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