Fecondazione assistita:l’appello ‘referendum è meglio’

Oggi i Giudici della consulta cominciano a discutere sull’ammissibilità dei 5 quesiti referendari contro la legge 40 sulla procreazione assistita. Un gruppo di donne promuove un appello affinchè si favorisca il dibattito pubblico permanente e non si chiuda la discussione all’interno del parlamento.
Le firmatarie provengono da esperienze diverse ma tutte partecipano da tempo al dibattito sulla procreazione e si sono impegnate nelle promozione del Referendum.

Le ragioni e gli obiettivi dell’appello, nelle parole di Patrizia Arnaboldi del forum delle donne di Rifondazione Comunista
A cura di amismp

Alcuni punti dell’appello:

La raccolta di firme contro la legge 40 è stato l’evento straordinario che ha segnato la stagione politica da giugno a settembre 2004, non solo per la quantità di firme raccolte, che per molti è stata una inaspettata sorpresa (3 milioni e mezzo, con assoluta prevalenza per quello di cancellazione totale), ma per la qualità e la modalità della mobilitazione referendaria, che ha avuto la caratteristica di dare la parola, di allargare la partecipazione, di attivare soggettività, di far affrontare nelle piazze, in un dibattito appassionato, temi complessi, immediatamente recepiti nel loro spessore e nella loro centralità. (Che i temi suscitassero passione civile e coinvolgimento diretto lo abbiamo capito quando, dopo una trasmissione televisiva che ruppe il silenzio della stampa sui referendum, ai banchetti ci furono file di uomini e di donne desiderosi di firmare contro la legge 40).

Ora viviamo un passaggio cruciale: aspettiamo i giudizi di ammissibilità della Corte costituzionale e contestualmente assistiamo ai tentativi di evitare i referendum riavviando il dibattito in Parlamento, attraverso la presentazione di vari testi di legge sulla fecondazione assistita. Sappiamo bene che il Parlamento gode della facoltà di intervenire in ogni momento dell’iter referendario con una legge che renda inutile il voto popolare; però ci pare che il Parlamento abbia inutilmente lavorato su questa materia per anni, dimostrando di trovarsi in un insanabile conflitto.

Ciò succede anche perché la materia è del tutto nuova e non esiste su di essa una opinione diffusa e un etica condivisa e forse non è possibile che vi sia; alcune di noi pensano che in una materia così delicata ed intima, legata alla coscienza personale non si debba avere una legge (nemmeno migliorata), ma il compito dello stato sia solo quello di vietare pratiche pericolose per la salute, speculazioni economiche e informazioni non corrette.

Non si tratta dunque di migliorare una legge, ma di favorire il formarsi di opinioni forse inevitabilmente differenti e la possibilità di un permanente dibattito. Per queste due ragioni il ricorso al referendum abrogativo è una necessità politica. Invitiamo perciò le e i parlamentari, che con noi hanno finora condiviso la proposta di referendum, a continuare questa lotta e ad allargare il consenso intorno a questo percorso.

Pensiamo che i milioni di firme raccolte e la loro valenza politica dicano in modo inequivocabile che o la legge 40 viene totalmente cancellata e si inaugura una modalità diversa di legiferare su questi argomenti, allargando il dibattito democratico e l’interrogazione critica, o la parola definitiva sulla fecondazione assistita deve essere rimessa nelle mani della sovranità popolare diretta, cioè del referendum.

Prime firmatarie
Ritanna Armeni, Patrizia Arnaboldi, Angela Azzaro, Laura Balbo, Marzia Barbera, Adele Cambria, Maria Grazia Campari, Rossana Campo, Giovanna Capelli, Maria Rosa Cutrufelli, Elettra Deiana, Elena Del Grosso, Titti De Simone, Erminia Emprin, Maria Paola Fiorensoli, Nora Frontali, Maddalena Gasparini, Rina Gagliardi, Margherita Hack, Bianca La Monica, Laura Curcio, Lea Melandri, Lidia Menapace, Marina Pivetta, Anna Pizzo, Bianca Pomeranzi, Franca Rame, Lidia Ravera, Anna Rollier, Gabriella Stramaccioni, Lietta Tornabuoni, Valeria Viganò, Adriana Zarri, Flavia Zucco

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