Messico- Un nuovo Municipio Autonomo si è costituito in Michoacán

Il primo gennaio 2005, in occasione della celebrazione nella comunità di Nurio dell’11° anniversario del levantamiento zapatista, le comunità indigene p’urhépechas della Meseta hanno dichiarato la propria autonomia costituendosi in Municipio Autonomo, sull’esempio dell’autogoverno praticato in Chiapas dalle comunità zapatiste. La ricostruzione dei fatti, nel servizio di Giovanna Gasparello Radio Sherwood
A cura di red

In tutto il Messico i popoli indigeni vedono negato il loro diritto alla differenza, al riconoscimento legale dei propri sistemi di governo e di amministrazione della giustizia, in sostanza alla propria autonomia: ma nonostante il governo centrale prosegua nella propria politica discriminatoria e resti indifferente alle richieste politiche delle popolazioni indigene, si moltiplicano in tutto il paese le esperienze concrete di autogoverno nei territori abitati dai popoli indigeni.

Stanca che tanto i partiti politici quanto i governi continuino ad utilizzare gli indigeni solo per perseguire i propri interessi elettorali, l’assemblea delle comunità indigene del municipio di Paracho ha dichiarato di voler guidare autonomamente le proprie scelte politiche senza dover fare riferimento ad alcun partito e attraverso la costituzione di un Consiglio Municipale Autonomo difendere i propri diritti storici e culturali. L’obiettivo che si vuole praticare è l’esercizio di nuove forme di autogoverno che rispecchino la tradizionale organizzazione politica indigena democratica ed assembleare, attraverso decisioni collettive simbolo di democrazia, giustizia e trasparenza, in opposizione alla corruzione che contraddistingue la politica “ufficiale”. E’ valorizzando i propri usi e costumi che le comunità p’urhépechas cercano di difendere i propri interessi e diritti collettivi, nella ricerca di una nuova relazione realmente democratica con gli ambiti di governo e con la società non indigena. “La nostra lotta non è per il potere politico, non lottiamo neanche per poterci arricchire, noi svolgiamo un servizio per le comunità e per questo siamo ricorsi alla ribellione, per essere ascoltati” ha dichiarato il rappresentante del Consiglio delle Comunità Autonome durante la cerimonia di dichiarazione dell’autonomia, realizzata nelle vicinanze del villaggio di Paracho: in quest’occasione donne, uomini e bambini p’urhépechas con passamontagna e palliacates in stile zapatista presenziarono alla lettura del comunicato frutto dell’assemblea generale delle comunità svoltasi il 31 dicembre.

La dichiarazione di autonomia è il prodotto di “una lunga storia dei nostri popoli, popoli indigeni del colore della terra; degli uomini dalla parola veritiera, delle donne e uomini di mais; dai tempi dell’invasione spagnola fino ai nostri giorni abbiamo lottato per sopravvivere, per riscattare i nostri territori che ci hanno visto nascere e costruire le nostre culture, nutrendoci della madre terra, in una relazione di rispetto tra l’uomo e la natura” si legge nel comunicato.

Le comunità di Nurio, Urapicho, Quinceo, Pomocuaran, Aranza ed i quartieri periferici del capoluogo municipale di Paracho hanno espresso l’impegno a costituire nel futuro una comunità di comunità, che si basi sull’antica conoscenza purepecha ed abbia le basi per poter fare fronte alle speculazioni ed alle ingiustizie perpetrate contro i popoli indigeni dai governi federale e statale. Ci si riferisce in particolare al conflitto emerso a ridosso della tornata elettorale realizzatasi lo scorso 14 novembre per la nomina dei presidenti municipali della regione, che ha causato nella zona una situazione di tensione nella quale si iscrive la dichiarazione di autonomia del 1° gennaio.

Durante il periodo pre-elettorale le comunità indigene della zona avevano dichiarato la propria decisione di non partecipare alle elezioni e non riconoscerne i risultati: era infatti emerso con chiarezza come l’esito era già stato deciso con un accordo tra partiti. Considerando che il diritto al voto non obbliga ad esercitarlo quanto a saperlo usare con responsabilità le comunità indigene decisero di impedire l’installazione dei seggi elettorali sul loro territorio. Il giorno delle elezioni un gruppo di persone con il volto coperto bruciò i documenti elettorali, e il 25% dei seggi non venne installato: pertanto le autorità indigene di diverse comunità chiesero al Tribunale Elettorale dello Stato l’annullamento del voto, che aveva sancito la vittoria del Partido Revolucionario Instituzionale, la destra storica al potere in Messico per più di ottant’anni. “La fiamma accesa dalle comunità indigene lo scorso 14 novembre sta crescendo nel territorio della Meseta e dovremmo essere noi, tristemente, a farci giustizia nel caso il Tribunale non applichi la legge, ossia non annulli le elezioni” affermarono alla fine di novembre i rappresentanti e le autorità delle comunità in ribellione. Come era scontato le elezioni non vennero invalidate e proprio il primo gennaio il Presidente municipale eletto è entrato in carica, mentre a pochi chilometri di distanza le comunità indigene dichiaravano la propria autonomia esercitando l’antica sapienza purepecha: senza violenze, occupazione di strade o di edifici pubblici, l’accordo raggiunto in assemblea ha messo da parte i richiami dei partiti e le elemosine offerte dalle istituzioni di governo ed ha iniziato il difficile cammino dell’autogoverno nella ricerca di soluzioni ai molteplici problemi che caratterizzano i molti popoli della Meseta michoacana. La dichiarazione del Consiglio delle Comunità Autonome segnala che “dopo aver analizzato e discusso la problematica relativa alla decisione del tribunale elettorale rispetto alle elezioni di Paracho, abbiamo riscontrato una mancanza di volontà da parte dei partiti, anche di sinistra, e dello stesso governo statale nel comprendere la lotta sociale delle comunità; per cui l’assemblea come massimo organo comunitario dichiara la propria indipendenza dai partiti, che solamente dividono le comunità, tradiscono la loro fiducia e permettono che gli individui utilizzino il potere per arricchirsi con le risorse delle stesse popolazioni indigene”.

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