Lettera aperta all’Ue, sull’embargo armi alla Cina

Alla vigilia del VII° summit Unione europea (UE) – Cina che si terrà l’8 dicembre 2004 all’Aia, Rsf e altre organizzazioni* chiedono all’UE di non togliere l’embargo sulla vendita delle armi alla Cina popolare.
A cura di amismp La fine di questo embargo non deve essere presa in considerazione prima di un significativo miglioramento della situazione dei diritti umani in Cina.

Ci dispiace pertanto osservare che alcuni dirigenti dell’UE non hanno accolto i ripetuti appelli del Parlamento europeo, delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e dei cittadini europei, dichiarandosi pronti a togliere l’embargo sulla vendita delle armi per dare un “segnale positivo” alla Cina.
E proprio oggi, Amnesty International ha diffuso un rapporto sul
crescente numero di attivisti impegnati nella lotta per i diritti umani in
Cina e sui grandi rischi cui vanno incontro.
Negli ultimi 18 mesi, almeno cinque attivisti sono stati imprigionati con
vaghe accuse concernenti ‘segreti di Stato’, per aver raccolto e diffuso
all’estero informazioni sulla situazione dei diritti umani.
Le leggi cinesi contengono vaghe formulazioni di reati, quali ‘sovversione’
e ‘sottrazione di segreto di Stato’, che possono essere usate per arrestare
e imprigionare chiunque per il semplice fatto di essere impegnato in
legittime azioni in favore dei diritti umani. Gli attivisti, inoltre, vanno
frequentemente incontro a detenzioni arbitrarie, minacce e intimidazioni.

Quest’anno, a marzo, un emendamento alla Costituzione cinese ha inserito la
frase ‘lo Stato rispetta e protegge i diritti umani’. La piu’ evidente
dimostrazione di tale impegno sarebbe la fine degli arresti, delle
detenzioni arbitrarie e delle intimidazioni nei confronti degli attivisti
per i diritti umani.

La Costituzione, inoltre, garantisce ai cittadini il diritto di presentare
reclami alle autorita’. Ma proprio un’istituzione statale, l’Accademia
delle scienze sociali, ha dichiarato recentemente che sempre piu’ persone
ritengono che i canali ufficiali non siano piu’ sufficienti a gestire le
denunce sui casi di corruzione e di abusi. L’Accademia ha ammesso che
alcuni governi locali hanno fatto ricorso alla violenza per impedire alle
persone che protestavano di inoltrare le proprie denunce al governo
centrale, una pratica descritta come ‘vergognosa e agghiacciante’.

Gli attivisti operano in numerosi settori, dai cristiani che difendono il
proprio diritto a professare una fede religiosa, al gruppo delle ‘Madri di
Tiananmen’ che chiedono giustizia per i loro figli uccisi nella repressione
del 1989. Ma il tema dell’attivismo in Cina riguarda tutti i diritti:
economici, sociali, culturali, civili e politici.

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