The Agronomist, tra radio libere e Banana Republic.

”The Agronomist”, pellicola del 2003, del già premio oscar Jonathan Demme ( autore di The Manchurian Candidate, Philadelphia, Il Silenzio degli Innocenti, … ), “Un film che tutti dovrebbero vedere” recita il sottotitolo. Non si può che condividere l’invito per un paio di buone ragioni.

La recensione di Lorenzo Anania (3’12”).
A cura di amisla

Il primo motivo per vedere The Agronomist è che un film – dossier articolato e preciso che mette in luce la figura di Jean L. Dominique, giornalista indipendente haitiano ucciso nel 2000.
Un’altra buona ragionane per vedersi The Agronomist si basa su un altro livello d’analisi; difatti il film segna un passo importante per il cinema nord americano: la voglia dei grandi registi americani di (ri)confrontarsi con il film – documentario, da sempre palestra per i più giovani, squattrinati, ma impegnati.

La scelta di grandi autori per il documentario, ci fa essere ottimisti perché dichiara una presa di coscienza degli stessi verso un ruolo preciso per il regista cinematografico, consapevole forse più dei produttori – ma soprattutto grazie a Moore se ne sono accorti anche loro – del bisogno di essere informati e di quanto questa necessità sia soppressa dai canali tradizionalmente preposti.

La recensione di Lorenzo Anania (3’12”).

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