RICERCATORI: L?UNIVERSITA? HA BISOGNO DI FONDI NON DI TAGLI

Roma. ?La nostra non è soltanto una protesta. Abbiamo delle proposte?. Questa la nuova sfida che i ricercatori universitari, riuniti venerdi a Roma in un?assemblea nazionale, lanciano al ministro dell?Istruzione, Letizia Moratti. Il 15 dicembre il disegno di legge di riforma della docenza universitaria va in parlamento.
A cura di iris E così, guardando a questa data, i ricercatori che protestano da quasi un anno contro il progetto di riforma, hanno discusso a lungo arrivando a lanciare una grande giornata pubblica a Roma, che prepari le mobilitazioni e le mozioni da proporre al governo. ?Il ministro, in realtà, non ci ha mai voluto incontrare?, dicono mentre propongono, al termine dell?assemblea, una piattaforma in sei punti, che sottintende ? naturalmente- il ritiro immediato del ddl Moratti. ?Questa riforma distrugge le Università pubbliche. Taglia i fondi, le priva di futuro?. ?Ma noi, che l?Università la viviamo ogni giorno, abbiamo in mente proposte, idee?. Prima fra tutte, capovolgere uno schema che limita le risorse destinate alle Università statali e impone vincoli finanziari: in quest? ottica la riforma Moratti propone cambiamenti sostanziali, fra i quali l?abolizione della figura del ricercatore è quello che più ha fatto indignare gli attuali assegnasti di ricerca e i dottorandi, quel popolo cioè di quasi 30.000 studiosi che spesso in silenzio e con magri stipendi, sono una delle colonne delle Università.

Attualmente i fondi destinati agli atenei italiani ammontano solo alla metà della media europea. La riforma, secondo i ricercatori, darebbe il colpo di grazia a un sistema che andrebbe innovato sì, ma in tutt?altra direzione. Il timore più grande è la  precarizzazione esplicita della figura del ricercatore, che dopo anni di ?contratti a progetto? (la nuova definizione data ai vecchi co.co.co.), avrebbero come unica prospettiva i concorsi per professori, sporadici e destinati a pochi posti. Al contrario, propongono che sia riconosciuto pienamente il ruolo docente che i ricercatori svolgono ora come volontari e gratuitamente. Nel progetto di riforma, poi, è prevista l?abolizione dell?impegno a tempo definito per i docenti. Ora, quelli di loro che svolgono attività private esterne all?Università, ricevono uno stipendio inferiore ai colleghi che si dedicano a tempo pieno all?insegnamento. Abolendo questa norma si darebbe uno stipendio pieno anche a loro. ?Ma così si mortifica l?impegno di chi dedica tutto il proprio tempo al servizio dell?istituzione universitaria?. Rilanciano, i ricercatori, e propongono il reclutamento di 20.000 nuovi ricercatori nei prossimi anni, quando si avrà un?uscita di professori dalle Università per motivi di età. ?Senza un ricambio le università statali moriranno.Siamo pronti a occupare tutti i rettorati d?Italia il 15 dicembre, per difendere non solo noi stessi, ma un bene pubblico, di tutti?.

Top