Lettera aperta ai parlametari per l’assemblea Nato

A Venezia fino al 16 novembre si tiene l’Assemblea parlamentare della Nato, ovvero l’Organizzazione del Patto dell’Atlantico del Nord (North Atlantic Treaty Organization), primo strumento di attuazione delle strategie militari dei ventisei paesi membri e di 13 paesi associati. La lettera del Venezia Social Forum ai parlametnari di Camera e Senato che parteciperanno all’assemblea.
A cura di amismp Onorevoli senatori, Onorevoli deputati, il senato italiano,
sappiamo che nei giorni dal 11 al 16 novembre prossimi sarete inviati come rappresentanti di camera e Senato italiani alla 50° sessione annuale dell’assemblea parlamentare della Nato che si terrà a Venezia. Vogliamo essere molto franchi con voi: noi siamo tra coloro che contestano l’esistenza della NATO e non credono ad una sua funzione “di pace”, che si sono in questi anni battuti per evitare interventi militari che non avevano certo una finalità “di pace ” (come nella ex Jugoslavia o in Afghanistan). Siamo tra l’altro preoccupati di una possibile missione della Nato stessa in Iraq – perché l’occupazione militare di quel paese è la conseguenza di una guerra illegittima e ingiusta e perché pensiamo che altra dovrebbe essere la risposta da dare.
Non speriamo con questa lettera di convincervi della necessità di un “superamento” della Nato (cosa in cui crediamo) – e nemmeno vogliamo contestarvi una possibile “illegittimità” del vertice assembleare: sappiamo
che l’Alleanza Atlantica è una “libera” associazione di stati sovrani e che l’Assemblea parlamentare è una sua struttura.
Crediamo però dovrebbe essere una preoccupazione anche vostra – in quanto rappresentanti eletti del popolo italiano – fare in modo che le scelte fatte in sede di Alleanza atlantica siano vagliate all’interno di un dibattito politico aperto e trasparente. Vogliamo allora segnalarvi la gravità di un mancato dibattito parlamentare sulla trasformazione che la Nato ha subìto negli ultimi anni e che l’ha portata ad assumere sempre più un carattere offensivo e interventista – che ci sembra in contrasto con l’articolo 11 della nostra
Costituzione (che non stiamo a ricordarvi).

Il problema è che le modifiche del cosiddetto “Concetto strategico” della Nato – decise al Vertice del 50° anniversario a Washington il 25 aprile 1999 (terribile per noi questa coincidenza di data…) – hanno di fatto comportato un superamento dello Statuto dell’Alleanza Atlantica, senza che questo fosse mai discusso dal Parlamento italiano ne tantomeno da esso approvato.
Vi ricordiamo che l’articolo 5 dello statuto della Nato recita così:
Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza.

Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali. In questo modo la Nato veniva concepita – almeno dal punto di vista legale – come una associazione di mutua autodifesa – discutibile, ma in qualche modo ammessa dal diritto internazionale. Il “Nuovo concetto strategico” della Nato approvato dai governi a Washington nel 1999 prevede però che i nuovi “Principi della strategia dell’Alleanza” comprendano, tra l’altro, due punti (la sottolineatura è nostra):

41. L’Alleanza intende mantenere la capacità militare necessaria per realizzare l’intera gamma delle missioni della NATO. Principi supremi per tutte le missioni dell’Alleanza sono quelli della solidarietà e della unità strategica degli Alleati. Le forze dell’Alleanza devono garantire l’efficacia militare e la libertà d’azione della
NATO. La sicurezza di tutti gli Alleati è indivisibile: un attacco ad uno di essi è un attacco a tutti.
Relativamente alla difesa collettiva come prevista dall’Art. 5 del Trattato di Washington, le forze militari congiunte dell’Alleanza devono avere un potere di deterrenza nei confronti di ogni potenziale aggressione contro di essa, e, se un attacco dovesse verificarsi ugualmente, devono essere in grado di fermare
l’avanzata di un aggressore quanto prima possibile, e di assicurare indipendenza politica e integrità territoriale degli stati membri. Devono anche essere preparate a contribuire alla prevenzione dei conflitti e a condurre operazioni d’intervento in caso di crisi non previste dall’Art. 5. Le forze dell’Alleanza hanno un ruolo essenziale nel sostenere la cooperazione e l’intesa con i partner della NATO e con gli altri stati, in particolare nell’aiutare i partner nel prepararsi a possibili partecipazioni ad operazioni di PfP a guida NATO. In questo modo esse contribuiscono alla preservazione della pace, alla salvaguardia degli interessi comuni di sicurezza dei membri dell’Alleanza, e al mantenimento della sicurezza e della stabilità dell’area euro-atlantica. Con l’azione di deterrenza dall’uso di armi NBC, esse contribuiscono agli sforzi dell’Alleanza diretti a prevenire la proliferazione di queste armi e dei loro vettori.

43. Il principio dell’impegno collettivo nella difesa dell’Alleanza si sostanzia in intese concrete che mettono gli Alleati in condizione di godere dei sostanziali vantaggi politici, militari e di risorse della difesa collettiva, e che
prevengono la rinazionalizzazione delle politiche di difesa, senza privare gli Alleati della loro sovranità. Queste intese mettono altresì le forze della NATO in condizione di portare avanti operazioni d’intervento in caso di crisi non previste dall’Art. 5 e costituiscono un prerequisito per una risposta coerente dell’Alleanza a tutte le possibili evenienze. Esse si basano su procedure di consultazione, su una struttura militare integrata e su accordi di cooperazione. Le caratteristiche principali comprendono una pianificazione collettiva delle forze; finanziamenti comuni; una pianificazione operativa comune; formazioni
multinazionali, meccanismi organizzativi dei quartier generali e dei comandi; un sistema integrato della difesa aerea; un bilanciamento dei ruoli e delle responsabilità tra gli Alleati; lo stazionamento e il dispiegamento di forze fuori dal territorio nazionale, quando richiesto; intese, compresa la pianificazione,
riguardo alla gestione delle crisi e alla predisposizione dei rinforzi; parametri e procedure comuni in materia di attrezzature, addestramento e logistica; elaborazioni teoriche ed esercitazioni congiunte ed integrate quando necessarie; e cooperazione riguardo alle infrastrutture, agli armamenti e alla logistica. L’inclusione dei partner della NATO in questi progetti o lo sviluppo di progetti similari per loro, in aree appropriate, è anche strumentale al rafforzamento della cooperazione e degli sforzi comuni per quel che riguarda la
sicurezza euro-atlantica.

In sostanza crediamo che la previsione di “operazioni non previste dall’articolo 5” rappresenti una violazione surrettizia dello stesso Statuto della Nato – e che sia stato previsto proprio per non doverlo discutere in Parlamento.
Forse ci sbagliamo e allora lo chiediamo a voi: chiediamo cioè che ci sia un dibattito formale in Parlamento per modificare lo Statuto della Nato e comunque per approvare il “Nuovo concetto strategico”. Questa sarebbe un’occasione per far partecipare il popolo italiano – a nome del quale parlate – alla discussione su scelte così importanti per la nostra esistenza e per quella dei nostri figli e nipoti.

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