L’Arci piange Yasser Arafat

L’Arci piange il presidente Yasser Arafat, l’uomo che aveva scelto ”la pace dei coraggiosi”, la pace che con Yitzhak Rabin aveva cercato, facendo realta’ di un sogno: lo sostiene in un comunicato l’Arci.
A cura di carta La comunita’ internazionale democratica- si legge in una nota- ”aveva la responsabilita’ di proteggere il processo di pace. Non l’ha fatto”, ripiegando su se stesse due societa’ lasciate sole: e ”il peso grava su chi ha tradito la speranza”. Arafat ”e morto da da prigioniero, dopo aver vissuto tre anni nella sua Muqata assediata, con il suo popolo incarcerato dal Muro e dall’occupazione”. Ha cominciato a spegnersi il 4 novembre- aggiunge la nota-. ”Nove anni esatti dal giorno dell’assassinio di Rabin”.
E’ morto ”il simbolo della causa palestinese, della lotta decennale di un popolo a cui viene negato il diritto alla liberta”’, un leader che ha combattuto armi in pugno, ”ma che ha chiesto al mondo intero di non lasciar cadere dalla sua mano il ramoscello d’olivo”. ”Confidiamo- aggiunge l’Arci-che il popolo palestinese sara’ capace di trovare in questa occasione la forza per proseguire la sua lotta confermando i valori democratici”: questa morte ”chiama tutti i democratici nel mondo ad un impegno nuovo, ciascuno per cio’ che deve e puo”’. La comunita’ internazionale- conclude la nota- ”deve trovare il coraggio di imporre la riapertura di uno spazio politico che in questi anni si e’ chiuso, di crearele condizioni per ricominciare il processo di pace che e’ stato lasciato morire, perche’ l’obiettivo di due veri stati per due popoli ritorni ad essere credibile”.

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