FSE: che futuro per la palestina

“Il mio nome e’ Yonathan Shapira, sono un pilota di elicotteri Apaches e ho preso parte all’occupazione israeliana nei territori negli ultimi dieci anni. Il mio inglese non e’ buono, ma ho imparato a dire NO”. Circa tremila persone alla plenaria sulla Palestina si alzano in piedi e applaudono per qualche minuto. Yonathan e’ un Refusnik.
A cura di amisfd Nella plenaria sulla Palestina non vola una mosca quando parlano Jamal Juma’a (direttore di “Stop the wall” Campaign) o Fadwa Barghouti, avvocato e moglie di Marwan, nelle celle della stella di Davide.
Al solo annuncio del suo nome pero’, la folla comincia ad applaudire e sembra non volersi fermare: Yonathan e’ il primo dei 26 piloti dell’aviazione israeliana ad aver detto no al suo comando generale e il suo amore per il volo non gli ha impedito di denunciare pubblicamente le atrocita’ dell’ esercito. “In centinaia di voli sui territori occupati – continua Yonathan- ho visto fiorire l’apartheid. Quelli che chiamano assassini mirati, io li chiamo crimini di guerra”. E giu’ applausi.
“Il problema e’ che la societa’ israeliana non capisce fino in fondo la connessione tra attentati terroristici e occupazione militare. Il 40% della popolazione supporta i Refusnink, anche se ha difficolta’ ad ametterlo pubblicamente. Bisogna coinvolgere piu’ persone nel rifiuto, ma avremmo dovuto farlo anni fa”
Quando Yonathan reclama sanzioni internazionali contro il governo di Sharon, e’ la standing ovation. Ma e’ al chiudersi del suo intervento che la folla lo circonda in un abbraccio virtuale di applausi e lacrime di commozione: “Questa, chiude Yonathan, e’ la mia piu’ importante missione di salvataggio”

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