fse: quando le parole si incrociano

La grande hall dell’Alexander Palace viene di solito utilizzata per organizzare fiere, esposizioni. C’e’ anche una pista da pattinaggio sul ghiaccio che questa mattina vedeva riflettere le silouettes dei pattinatori negli specchi laterali, dove -poco piu’ in la’ – le centinaia di banchetti (dal partito comunista irakeno, fino alla campagna contro le mine) iniziavano la loro fervente attivita’ di volantinaggio, visibilita’, vendita di gadget e non solo. Ed e’ tra questi banchetti che sono stati ritagliati gli spazi dove si tengono i seminari e i workshop. E certo, non e’ facile ascoltare Bernard Cassen del Monde Diplomatique, sul rapporto Onu -USA.
A cura di amisfd Quando le parole si incrociano, non resta che l’azione. Un’azione reclamata a gran voce (non avrebbe potuto essere altrimenti) in praticamente tutti i seminari, da quelli contro il razzismo a quelli sulla comunicazione.
Sara’ la grande manifestazione di domenica a dare i numeri definitivi della partecipazione. Non saranno certo i numeri visti a Firenze (un milione di persone in piazza) ne’ a Parigi, ma 20.000 persone al primo giorno di Forum non erano proprio previste.

Folta come sempre la partecipazione italiana. Dalla FIOM all’Arci, dai COBAS alle campagne contro il debito, gli italiani si fanno sentire in questo incrocio di parole. Nel seminario sulla comunicazione libera di questa mattina, Anna Pizzo del settimanale Carta porta avanti l’esperienza del suo giornale, stampa alternativa che fa i conti col mercato da piu’ di sei anni. Un’altra informazione non solo e’ possibile, ma si sta gia’ facendo e l’equazione “media alternativi = disinformazione” e’ stata rovesciata gia’ da Genova 2001, quando ci si e’ resi conto che chi fa disinformazione sono ormai i media del cosiddetto main stream che continuano a confondere informazione con entertainment.

Quando le parole si incrociano, l’importante e’ cercare di capirsi, cercare di mettere in atto quelle piattaforme comuni con cui riuscire a scardinare un sistema immor(t)ale, una guerra ormai globale. La parola all’azione dunque, perche’ se un altro mondo e’ possibile, va letteralmente costruito. Rimbocchiamoci le maniche.

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