Gaza:negato l’accesso a MSF

Dal 28 settembre 2004 e dall’avvio dell’ “Operazione Giorni di Penitenza”, è stato negato l’ingresso a Medici Senza Frontiere (MSF) nel centro e nel sud della striscia di Gaza. L’associazione che opera in Pelstina dall’inizio della seconda intifada, chiede di poter curare i propri pazienti. Ai nostri microfoni Marie Helene Jouve, responsabile programma Palestina di MSF.
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A cura di amissg

Dall’inizio della “Operazione Giorni di Penitenza”, Medici Senza Frontiere ha ricevuto numerose richieste di aiuto per garantire l’approvvigionamento di cibo, acqua e medicine per le persone bloccate a Beit Hanoun, Beit Lahia e Jabalia. In queste zone, ancora isolate dal resto di Gaza, ogni spostamento è impossibile dal 28 settembre scorso. Le équipe mediche sono bloccate da giorni in attesa di una autorizzazione da parte dell’Esercito di Difesa Israeliano. Cresce l’emergenza sanitaria e l’associazione denuncia le lentezze ‘burocratiche’ di Israele che mettono a repentaglio la vita della popolazione palestinese. Ce ne ha parlato Marie Helene Jouve, responsabile programma Palestina di MSF.

Intanto, ieri, Ariel Sharon è stato sconfitto in parlamento. Il suo programma politico che prevede il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania non è passato, 53 i voti contrari e 44 i favorevoli. Il voto è stato condizionato della defezione di alcuni deputati del Likud, lo stesso partito di Sharon, e della dura opposizione degli ultranazionalisti del Partito nazional-religioso. Compatto anche il voto contrario dei laburisti guidati da Shimon Peres.
Nella stessa giornata di ieri, i 25 ministri degli Esteri dell’Unione Europea (Ue), riuniti in Lussemburgo, hanno condannato “la natura sproporzionata dell’azione militare di Israele nella Striscia di Gaza”.

Traduzione dell’Intervista

E’ una situazione che preoccupa ed è per questo che abbiamo fatto un comunicato-stampa: per evidenziare l’impossibilità di raggiungere le popolazioni civili e le popolazioni palestinesi a causa di questa operazione militare che l’esercito israeliano ha chiamato “giorno di penitenza”. MSF lavora nella striscia di Gaza dalla fine del 2000, inizio 2001, in maniera specifica su un programma di salute mentale e cioè cercare di aiutare le persone che hanno subito dei traumi.
Non vogliamo sostituirci ai medici o agli psicologi palestinesi perché sono numerosi, ma vogliamo aiutare le famiglie isolate, le famiglie che non possono essere raggiunte da questi medici palestinesi. Vogliamo dar loro, a titolo preventivo, un aiuto psicologico che gli permetterà di ritrovare una vita più o meno normale.
Una squadra di MSF vive a Gaza, è composta da psicologi e da due medici. Questa équipe non può più raggiungere i suoi pazienti, non li può raggiungere realmente perché la striscia di Gaza è divisa in tre zone e la maggior parte dei nostri pazienti si trovano a sud della striscia e cioè a Rafah dove ci sono state le demolizioni.
Fino a ieri il checkpoint di Al Huli, che è un passaggio obbligato per andare a sud, era chiuso et dunque non abbiamo più potuto raggiungere le popolazioni. Tutta la zone centrale della striscia di Gaza non è più accessibile, né dalla strada principale Sa Heidi, né dalla strada della spiaggia dove dei carri armati israeliani stazionano e non lasciano passare nemmeno i pedoni.
Per esempio alcune famiglie che seguivamo vicino alla colonia di Medzarine, che è una colonia vicino al centro della striscia di Gaza, non sono più raggiungibili. Ci bloccano l’accesso e possiamo solo raggiungere l’ospedale Camalradoon di Giabalia, ma ci sono altre zone del campo alle quali non possiamo assolutamente arrivare. Per la sicurezza delle nostre squadre non possiamo e non abbiamo avuto una coordinazione con l’esercito israeliano per poter raggiunger queste zone e dunque abbiamo deciso di non andarci.
Questa operazione militare sta continuando e fino a che continua è difficile per gli operatori umanitari poter andare sul campo con i rischi che ci sono.

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