INDYMEDIA SOTTO ATTACCO

Il sequestro del server di Indymedia da parte dell’Fbi ha scatenato una polemica politica tra la sinistra e la maggioranza, soprattutto An. Polemica che ha assunto toni ancora piu’ accesi dopo che il portavoce dell’Fbi, Joe Parris, ha chiarito che la chiusura di Indymedia ”non e’ una operazione Fbi” ma e’ stata l’Italia, assieme alla Svizzera, a chiedere loro di intervenire.

– Giuseppe Giulietti, deputato Ds e portavoce di articolo21, insieme ad un gruppo di parlamentari e senatori dell’opposizione sta preparando un’interrogazione per questo pomeriggio.
ascoltascarica

Paolo Serventi Longhi, della FNSI, denuncia l’anomalia di questa vicenda:
ascoltascarica
L’ultimo comunicato di Indymedia

Elettrico, di ritorno dalla seduta plenaria di Indymedia che si é tenuta a Genova
A cura di amismp/fd

Il commento di Carlo Gubitosa di Peacelink
Leggi il commento diArticolo 21

Ricordando che nell’ operazione anche ”un secondo server che
ospita trasmissioni di diverse stazioni radiofoniche e’ stato
disconnesso” e che dirigenti Fbi hanno attribuito anche all’
Italia la richiesta d’ intervento, i parlamentari Vitali e Zanotti rilevano che
”l’ordine di sequestro proveniente dall’Italia deve avere
natura giudiziaria” e che ”il trattato di mutua assistenza
citato dalle autorita’ statunitensi (Money Laundering and
Terrorist financing Act 2003, MLAT) prevede ipotesi di reato che
nulla hanno a che vedere con l’attivita’ di informazione svolta
da Indymedia. L’applicazione del trattato di mutua assistenza
infatti e’ possibile – spiegano i due parlamentari – nelle
indagini riguardanti il riciclaggio di denaro e l’associazione a
delinquere con finalita’ di terrorismo (section IV – Money
Laundering and Terrorist financing Act 2003, MLAT – 18 USC Sec.
981 – 18 USC Sec. 2331) e dunque nuovamente e a maggior ragione
in Italia tale sequestro puo’ essere attivato solo su richiesta
da parte dell’Autorita’ Giudiziaria”.
L’operazione che ha condotto alla
chiusura di oltre venti siti Indymedia nel mondo potrebbe avere
un legame anche con un’inchiesta aperta a Ginevra (Svizzera)
dopo la denuncia sporta da due ispettori della polizia locale.
”Ho aperto un’inchiesta ma non aggiungero’ altro”, ha
affermato oggi il procuratore del cantone di Ginevra Daniel
Zappelli citato dall’agenzia di stampa elvetica ‘ats’ senza
confermare se l’azione dell’Fbi si e’ svolta su sua richiesta.
A Berna, ne’ la procura federale svizzera ne’ il competente
Ufficio federale di giustizia hanno confermato la trasmissione
di una domanda d’assistenza giudiziaria negli Stati Uniti.
Entrambi hanno fatto l’ipotesi di una richiesta del cantone di
Ginevra.
Nei giorni scorsi infatti la stampa ginevrina aveva reso
noto un intervento dell’FBI in seguito alla denuncia per
ingiurie e minacce sporta contro ignoti da due ispettori del
cantone incaricati delle inchieste sui disordini del G8 nel
2003, dopo la pubblicazione delle loro foto sul sito
Indymedia-Nantes. Secondo la ricostruzione del quotidiano ‘La
Tribune de Geneve’, le foto dei due ispettori sono state
pubblicate su un sito Indymedia l’8 settembre. Una sorta di
risposta alla polizia ginevrina che aveva pubblicato sul suo
sito le fotografie dei presunti ‘blackbloc’. Per uno dei due
ispettori era fornito anche l’indirizzo privato e sul sito si
formulavano minacce velate nei confronti dei due.
Sempre secondo il quotidiano ginevrino, il 22 settembre le
foto dei due ispettori sono state ritirate dal sito. Poi sono
ricomparse ma alterate in modo tale rendere irriconoscibili i
volti dei due ispettori. I due sono membri della cellula di
polizia incaricata delle inchieste sui disordini legati alle
manifestazioni contro il vertice del G8 ad Evian, in Francia nei
pressi di Ginevra. Il loro avvocato, Marc Oederlin, ha affermato
oggi che la denuncia e’ stata da lui presentata quattro giorni
fa. Egli ritiene quindi poco probabile che in cosi’ poco tempo
una rogatoria sia gia’ stata trasmessa ed evoca quindi l’ipotesi
di contatti tra ‘polizia e polizia’. Tali contatti avrebbero
condotto al ritiro delle foto. Il ritorno delle stesse avrebbe –
il condizionale e’ d’obbligo – scatenato l’intervento presso
RackSpace, il provider con sede negli Usa. L’avvocato ha
precisato che i suoi clienti non hanno chiesto il sequestro del
materiale. Del caso si occupa il giudice istruttore Isabelle Cuendet.

Top