Nigeria: sciopero nazionale contro caro benzina

È iniziato questa mattina in Nigeria lo sciopero generale nazionale di quattro giorni indetto dal principale sindacato del Paese per protestare contro l’aumento del prezzo della benzina.
A cura di amismp Lo riferisce la stampa locale, precisando che per la terza volta in meno di 18 mesi l’Nlc (National Labour Congress) ha chiesto ai lavoratori di incrociare le braccia contro il rincaro della vendita al dettaglio del prezzo della benzina deciso dal presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, che su questa entrata ha basato parte della nuova finanziaria.
I nigeriani si sono preparati per tempo ai quattro giorni di astensione del lavoro e i giornali stamani sottolineano come durante il fine settimana negozi e mercati siano stati presi d’assalto dalla gente che si è preoccupata di fare scorte di cibo e beni di prima necessità. Intanto Adamas Oshiomhole, leader del Nlc, sarebbe stato rilasciato (alcune fonti governative e della polizia, in realtà, smentiscono di aver mai fermato il sindacalista) dalle autorità che lo avevano arrestato 24 ore prima dell’inizio della protesta. Il governo ha già detto di considerare illegale la protesta dei lavoratori, decisa dopo l’aumento vertiginoso (dal 25 al 40%) dei prezzi dei prodotti petroliferi entrato in vigore lo scorso 23 settembre in Nigeria, principale produttore di greggio dell’Africa sub-sahariana con una produzione di circa 2,2-2,5 milioni di barili di petrolio al giorno.
Lo sciopero dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori del comparto petrolifero. Proprio questo crea le preoccupazioni maggiori al mercato internazionale che, almeno stando agli organi di informazione specializzati, oggi ha visto il prezzo del greggio schizzare oltre i 53 dollari al barile, anche grazie allo sciopero nigeriano. Nonostante la produzione di petrolio, la Nigeria – il Paese più popoloso del continente con oltre 120 milioni di abitanti – è costretta a pagare tariffe alte per l’importazione del carburante anche a causa della cattiva gestione del settore della raffineria di idrocarburi. Quello di oggi è solo l’ultimo capitolo di un braccio di ferro tra Nlc e governo che dura da tempo: da un lato il tentativo di Abuja di aumentare le entrate derivanti dalla vendita al dettaglio del carburante; dall’altro la voce di protesta della popolazione del più grande produttore africano di petrolio che ha sempre considerato il basso livello dei prezzi della benzina come una sorta di imprescindibile beneficio.

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