Referendum: raccolto piu’ di un milione di firme

Ieri a Roma si è conclusa la raccolta delle firme per l’abrogazione della legge 40/2004 sulla procreazione assistita. Sono state raccolte piu’ di un milione di firme per l’abrogazione totale della legge, da 702.000 a 740.000 sugli altri 4 quesiti di abrogazione parziale.
A cura di amisam La consistente vittoria è stata presentata a piazza Cavour alla sede Suprema Corte. “Un risultato storico”, dicono i radicali, appoggiati non solo da alcune forze di sinistra, ma da scienziati in tutto il mondo, da personaggi dello spettacolo, e soprattutto da alcuni parlamentari dell’opposizione, a testimoniare che la legge “è illiberale, disumana, che violenta le donne”. Il professore Umberto Veronesi dichiara che “Come libero cittadino di un libero Paese, mi auguro che il Parlamento, superando steccati ideologici, riveda una legge che nella sua applicazione può arrivare a costringere una donna a farsi impiantare contro la propria volontà tutti gli ovuli fecondati, anche se portatori di una malattia genetica. Non resta che essere d?accordo con il referendum abrogativo di una legge ingiusta e giuridicamente non in linea con lo statuto di un Paese democratico”.
Per capire meglio, è una legge che non permette di sviluppare cure innovative per moltissime malattie gravi, oggi incurabili; non permette di aumentare le probabilità di successo della riproduzione assistita; non garantisce la libertà di scelta e la salute delle madri e aumenta i disagi personali e i costi; non consente una possibile soluzione alla trasmissione di malattie ereditarie; non consente la donazione di gameti per rimediare ai casi di sterilità più gravi e non previene la trasmissione di malattie ereditarie quando uno o entrambi i potenziali genitori ne sono portatori. “E’ una legge vergognosa e illiberale che ci riporta ai tempi dell’ inquisizione e di Galileo” dichiara sconcertata la dottoressa e scienziata italiana Margherita Hack.
Ad andare contro l’abrogazione della legge c’è il mondo Cattolico, soprattutto i Gesuiti, e Gianfranco Fini, secondo cui “chi chiede l’abrogazione della legge si assume una responsabilità enorme perché il far west su materie come queste porta rischi altissimi”.
Da oggi si aspetta la risposta di 120 dipendenti della Cassazione che lavoreranno per controllare, entro il 15 dicembre, le firme depositate. Poi toccherà alla Consulta pronunciarsi sulla costituzionalità del referendum.

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