Somalia: raid contro radio di Mogadiscio

Il 22 settembre, dei miliziani agli ordini di un tribunale islamico e di un businessman locale hanno compiuto un’azione di rappresaglia contro una radio locale di Mogadiscio, con l’arresto di un giornalista e l’aggressione di un impiegato.
A cura di amismp Mercoledì 22 settembre, poco dopo le 11, due pick-up dentro i quali si trovavano stivati molti uomini armati, si sono fermati davanti alla sede dell?emittente radiofonica Idaacadda Quriaanka Kariimka (Radio Saint Coran), nel distretto di Towfiq (nord di Mogadiscio). I miliziani, affermando di voler arrestare il direttore della radio per ordine del tribunale islamico distrettuale, hanno brutalizzato le guardie della security che vigilava l?edificio, per poi prendersela con Abdulrahman Abtidon Gabeire, l?unico giornalista presente nei locali a quell?ora. Di fronte al rifiuto opposto dal giornalista, che non accettava di seguirli nella sede del tribunale islamico, i militari lo hanno schiaffeggiato e sparato diversi colpi di arma da fuoco per intimidirlo, poi lo hanno caricato di forza nel loro automezzo. Abdulrahman Abtidon Gabeire ha passato un?ora nel carcere distrettuale prima di essere rilasciato.
Un uomo d?affari della capitale, importatore di una marca di detersivo con la quale riforniva il mercato di Suuq Baiad, si era rivolto al tribunale islamico distrettuale per denunciare un concorrente che aveva acquisito degli spazi pubblicitari su Radio Saint Coran, che diffonde sulle frequenze FM da Mogadiscio, per invitare i consumatori a non comprare il marchio rivale con il pretesto che era “falso”. Furibondo, il primo imprenditore ha diffidato Radio Saint Coran dal diffondere la pubblicità, ma la direzione della radio ha rifiutato di obbedire. Il commerciante si è allora rivolto al tribunale islamico che ha fatto eseguire l?ordine dal suo braccio armato.
Anche se dalla fine del mese di agosto nel paese ha iniziato ad operare un parlamento di transizione, il territorio somalo continua a rimanere sotto il controllo delle fazioni armate. In alcuni settori, dopo il crollo dello Stato e molti anni di guerra, la giustizia coranica e i locali businessman, che operano con dinamiche da clan, sopperiscono alle carenze dello Stato.

“Siamo scandalizzati dall?evidenza che imperversa nella capitale somala una giustizia che funziona con dinamiche da clan, sostenuta da una milizia asservita”, ha dichiarato Reporter senza frontiere. “In attesa della ricostruzione dello Stato, chiediamo alle istanze islamiche, alle bande armate e agli uomini d?affari di non permettere che regni il terrore e di rispettare i giornalisti. Inoltre, chiediamo ai deputati del parlamento di transizione di essere pienamente consapevoli della responsabilità che hanno e di non sprecare l?opportunità che è stata loro offerta per permettere ai Somali di essere finalmente liberi e, di conseguenza, ai giornalisti di non temere questa pseudo giustizia sommaria e arbitraria”, continua l?organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.

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