Sudan: missione amnesty

Si é conclusa la missione di Amnesty International in Darfur, iniziata il 14 settembre scorso. Il quadro é allarmante, anche a causa della lentezza con cui si sta affrontando la crisi. I delegati dell?organizzazione per i diritti umani hanno raccolto testimonianze di prima mano da parte di persone sfollate, nei campi e nei villaggi del Darfur occidentale e a Nyala, nel Darfur meridionale.

Ci riferisce della missione, Paolo Pignocchi, dell’Unità di crisi Darfur, di Amnesty Italia:
A cura di amismp

Si e? trattato della prima visita in Sudan e dei primi incontri con rappresentanti del governo di Khartoum da parte di un organismo non governativo internazionale per i diritti umani dallo scoppio della crisi. Con una significativa differenza rispetto al passato, Amnesty International ha avuto libero e completo accesso al Darfur: i suoi delegati hanno visitato Al Jeneina, Nyala e Al Fasher e hanno incontrato alti rappresentanti governativi sia in Darfur che a Khartoum, cosi? come
esponenti di organismi internazionali e della societa? civile.
Due donne hanno descritto l?attacco e il bombardamento, nel mese di febbraio, da parte delle milizie janjawid, del loro villaggio nei pressi di Nuri (Darfur occidentale) e la conseguente uccisione di circa 130 persone. Erano stati assassinati cosi? tanti uomini che e? toccato alle donne seppellire i morti. Poiché, inoltre, non c?era spazio per seppellirli tutti, alcuni corpi sono stati sistemati in un rifugio; di notte, le milizie janjawid sono arrivate e vi hanno dato fuoco.

Amnesty International riconosce lo sforzo del governo sudanese di aumentare la presenza della polizia nel Darfur. Tuttavia, si tratta spesso di personale poco equipaggiato. Inoltre, la delegazione ha appreso che la polizia non svolge indagini sulle denunce e che alcuni janjawid sono stati
assorbiti al suo interno.

Amnesty International esprime apprezzamento per la proposta di aumentare il
numero di osservatori dell?Unita? Africana. ?Tuttavia, non e? solo
questione di numeri. Occorre rafforzare il loro mandato e la loro
operativita?. Gli stessi osservatori delle Nazioni Unite devono essere
enormemente aumentati di numero e dotati di adeguate risorse per svolgere
il loro incarico. Ma gli indicatori su cui misurare i progressi nella
protezione dei diritti umani devono essere qualitativi e non quantitativi.
Non si tratta solo di avere piu? poliziotti, ma di garantire che siano in
grado e abbiano la volonta? di proteggere la popolazione? ? ha precisato
Irene Khan.

?Ripristinare la sicurezza e? essenziale per consentire il ritorno
volontario degli sfollati, in condizioni di incolumita? e dignita?. Non si
deve sottovalutare l?importanza di garantire queste condizioni, altrimenti
c?e? il rischio che la pulizia etnica possa mettere in moto ulteriori
tensioni tra le etnie? ? ha aggiunto Irene Khan, sottolineando che lo
sfollamento prolungato potrebbe avere conseguenze sull?equilibrio
demografico della regione.

Amnesty International ha accolto positivamente la richiesta del Consiglio
di Sicurezza di istituire rapidamente una Commissione internazionale
indipendente ? un passo che l?organizzazione raccomandava da mesi ? col
compito di indagare sui crimini di guerra e crimini contro l?umanita? e
stabilire se sia stato commesso un genocidio.

La delegazione ha concluso che la situazione umanitaria nel Darfur rimane
estremamente precaria, nonostante il libero e pieno accesso degli aiuti
umanitari. ?La regione non possiede le infrastrutture necessarie per
consentire operazioni umanitarie di vasta scala per un lungo periodo di
tempo. Se lo sfollamento proseguira?, se l?accesso verra? meno, se
l?assistenza e l?attenzione internazionale caleranno, c?e? ancora il
rischio che la crisi si trasformi in una catastrofe. Il Darfur deve
rimanere nell?agenda della comunita? internazionale fino a quando la sua
popolazione non sara? in grado di vivere in liberta? e in sicurezza? ? ha
concluso Irene Khan.

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