Siamo ancora sicuri di questa guerra preventiva?

Nelle ultime 48 ore, la situazione in Iraq è diventata sempre più pericolosa e caotica. E l’opinione pubblica americana non crede più alla strategia della guerra preventiva.
A cura di amisam/ansa La giornata di domenica è stata una delle più drammatiche dall’inizio della guerra, ma anche quelle di ieri e di oggi a Falluja e a Baghdad, non sono da meno anche per la ripresa dei bombardamenti aerei americani; stamani a Baghdad, secondo il ministero dell’interno, due autobombe hanno ucciso 47 persone e ne hanno ferite oltre 100, in pieno mercato cittadino.
L’obiettivo era la stazione di polizia, dove permanevano aspiranti reclute. Inoltre, a Baquba, a nord di Baghdad, la guerriglia ha attaccato un pullmann di poliziotti iracheni, uccidendone 12 oltre a tre civili.
La situazione è incontrollabile e, il Center for American Progress, uno dei centri studi che operano a Washington, ha di recente dichiarato che ”tre anni dopo l’11 Settembre 2001, l’Amministrazione Bush non passa il test della protezione degli americani dalla minaccia terroristica in patria e all’estero”. E sempre secondo questo studio, ” l’Amministrazione Bush ha fatto salire il rischio d’un altro attacco. E la catastrofica diversione in Iraq ha fatto di quel Paese un nuovo fronte terrorista, ha acceso i sentimenti anti-americani in tutto il mondo e ha ridotto la capacita’ dell’Unione di rendere sicura la situazione in patria”. Una sorta di pagella che boccia le strategie militari e politiche della Casa Bianca.

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