Il “decalogo per un’economia diversa”

Si è chiuso il forum organizzato a Parma dalla campagna Sbilanciamoci! Le oltre 90 organizzazioni rappresentate propongono ora il “Decalogo” per un’economia diversa, e si preparano a rispondere alla finanziaria del governo, in termini di nuova economia e di nuovo modello di sviluppo. E domani, a Roma, una giornata- convegno sullo sviluppo locale partecipato.
Ne parliamo con Alessandro Messina, della campagna Sbilanciamoci! e dirigente del Comune di Roma.

Visita il sito del Convegno:
Sviluppo locale partecipato, diritti e ambiente al centro di un’altra economia
A cura di amismp

IL DECALOGO:
Le oltre 90 organizzazioni presenti al Forum, insieme alla campagna Sbilanciamoci, facendo propri i documenti preparatori sul welfare, il fisco, la responsabilità d’impresa e i materiali dei seminari paralleli, si impegnano a lavorare per:

1 ) opporsi ad una legge finanziaria che, secondo quanto preannunciato, taglierà ulteriormente le spese sociali e i trasferimenti agli enti locali, ridurrà le tasse agli scaglioni di reddito più alti, alimenterà nuove grandi opere, battendosi invece per una finanziaria alternativa fondata sul ruolo dell’intervento pubblico, della spesa sociale (che deve essere portato al livello della media europea), dell’uso della leva fiscale per lo sviluppo, la difesa dei beni comuni – come l’acqua – dai processi di privatizzazione, la riduzione delle spese militari, il sostegno pubblico alle forme innovative di sviluppo sostenibile partecipato e di imprese di un’economia diversa;

2 ) reintrodurre un criterio di solidarietà fiscale (e di progressività delle imposte) per finanziare il welfare e garantire equità sociale ed economica, attraverso la reintroduzione dell’imposta sulle successioni e le donazioni, l’aumento dell’aliquota per gli scaglioni di reddito più alti, la tassazione della rendita e delle speculazioni finanziarie;

3 ) introdurre o rafforzare – come già evidenziato dai documenti preparatori della campagna per questo Forum – una serie di tasse di scopo, in materia ambientale e sociale, volte a condizionare e a orientare in modo virtuoso i consumi (sulle armi, sull’acqua imbottigliata, sul tabacco, sulle emissioni di Co2 ecc.);

4 ) rafforzare le esperienze di democrazia locale (come i bilanci partecipativi) ricercando forme di cooperazione e lavoro comune con gli enti e le comunità locali per costruire dal basso un welfare dei diritti, forme di sviluppo locale partecipato, elaborazione delle scelte economiche e di utilizzo della spesa pubblica con il coinvolgimento dei cittadini e della società civile organizzata;

5 ) difendere gli strumenti e le risorse degli enti locali per garantire l’erogazione di servizi sociali in campo assistenziale e sanitario;

6 ) estendere il lavoro comune con il sindacato sui temi del lavoro, della difesa dei diritti sindacali e sociali, della lotta contro la precarizzazione, con la ricerca di politiche per allargare, tutelare e qualificare l’occupazione. Dobbiamo rovesciare le strategie delle imprese e le politiche che portano all’erosione dei salari e a un sistema pensionistico che coprirà sempre di meno la generalità dei lavoratori e dei cittadini;

7 ) percorrere con ancora maggiore forza le strade di un nuovo modello di economia, fondato su comportamenti e stili di vita nuovi, su forme di altra economia, su consumi responsabili e di qualità. Il commercio equo e solidale, la finanza etica, l’economia sociale possono essere sostenute con politiche pubbliche mirate – anche nella legge finanziaria – e avere maggiore forza dalla costruzione di sistemi integrati come i “Distretti di Economia Solidale”, esperienze significative di consumo e comportamenti etico come i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i Bilanci di Giustizia, ecc. In questo contesto la responsabilità sociale d’impresa non deve essere considerata ambiguamente come beneficenza umanitaria o puro marketing, ma deve presupporre rispetto delle regole e dei diritti, promozione sociale, tutela del lavoro, dell’ambiente, dei diritti, redistribuzione sociale dei benefici economici;

8 ) proporre alternative concrete ed efficaci ad un modello di sviluppo energivoro, dipendente dal petrolio, a favore di forme di energia pulita e rinnovabile. La prossima finanziaria deve contenere la reintroduzione della carbon tax per sostenere l’applicazione degli accordi di Kyoto; misure di incentivi a favore del fotovoltaico, con la produzione di almeno 50.000 impianti domestici, l’orientamento della tassazione della benzina (che non deve essere ridotta) per favorire i trasporti pubblici e collettivi, l’introduzione di una tassazione aggiuntiva sui SUV (le grandi jeep energivore sempre più diffuse), agevolazioni e sgravi per produzioni e imprese produttrici di energia pulita;

9 ) continuare a battersi contro le politiche neoliberiste del WTO, del FMI e della Banca Mondiale e gli orientamenti della Commissione europea a livello di accordi del GATS, riaffermando le prospettive della sovranità dei paesi in via di sviluppo, l’esclusione dai servizi di alcuni beni comuni, come l’acqua, battendosi per l’equità e la verifica della filiera etica del commercio internazionale e impegnandosi affinché attraverso l’importazione di prodotti come il cotone biologico ed il caffè, si sostengano le ragioni, il futuro dei produttori del Sud del mondo e nello stesso tempo si orientino la qualità e le prospettive della distribuzione e de consumo nei paesi del Nord più ricco;

10 ) impegnarsi per la smilitarizzazione dell’economia e per la riconversione dell’industria militare, mettendo al centro delle richieste per la prossima finanziaria la riduzione di almeno il 5% delle spese militari nel 2005 per arrivare ad una riduzione del 50% nel 2010, una tassa del 4% sull’esportazione delle armi, destinando queste ed altre risorse alle politiche di cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale, fino a raggiungere già dal 2005 lo 0,7 del PIL per la cooperazione allo sviluppo. La cooperazione italiana deve essere sganciata dalla politica estera e militare del nostro paese, senza commistione e strumentalizzazione nell’uso dell’aiuto pubblico allo sviluppo per la copertura di interventi umanitari e politica di guerra.

“Appuntamento alle prossime mobilitazioni – concludono le organizzazioni – sulla Finanziaria, al Forum Sociale Europeo di Londra e al III forum sull’ “Impresa di un’economia diversa” del 2005. Rilanciamo l’impegno per una mobilitazione straordinaria per porre fine alla guerra in Iraq, contro il terrorismo e all’occupazione delle truppe belligeranti del Paese. Solo una prospettiva di pace e di rispetto dei diritti umani può assicurare la prospettiva di un’economia di giustizia e l’impresa di un’economia diversa”.

Top