“Diritto ai diritti. Proposta del Cnca per il Dpef”

Ribadita l’esigenza di mettere la questione sociale al centro delle politiche e delle strategie economico-finanziarie del governo”, l’invito che il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) esprime attraverso il documento intitolato “Diritto ai diritti. Proposta del Cnca per il Dpef”.
A cura di amismp L’impoverimento crescente, che colpisce sempre più spesso anche il ceto medio, richiede, per il Cnca, un nuovo patto sociale che “deve essere prioritariamente orientato a tutelare i ceti e le fasce di reddito medio basso, con un rilancio della politica dei redditi, dei prezzi e delle tariffe.”
Per il Cnca, “oggi meno che mai è accettabile un programma di governo che ponga la sua centralità sulla libera intrapresa economica svincolata da ogni obbligo di responsabilità sociale se questo deve provocare, come sta già accadendo, l’arricchimento progressivo e iniquo di pochi ricchi a danno del sempre più drammatico impoverimento della quasi totalità dei cittadini”.
“Abbiamo sempre sostenuto – si legge nel documento – che la spesa sociale va collocata all’interno del capitolo degli investimenti, non della spesa. Il sociale è una risorsa, non un costo. (…) Per questo affermiamo con forza che al cuore del Dpef devono essere posti i diritti. E in primo luogo i diritti ad un sistema sanitario efficace ed efficiente che non venga sempre più privatizzato e delegato, a un sistema scolastico che favorisca la ricerca e la crescita culturale del paese senza ricreare condizioni di marginalizzazione e di separazione tra classi sociali, a una casa per tutti, a un lavoro garantito e protetto con strumenti di tutela collegati al costo della vita, a un ambiente sano, non inquinato, attraverso il riconoscimento di bene pubblico protetto all’aria, all’acqua, alla fauna e alla flora del paese”.
Nel documento si indicano nella lotta all’evasione fiscale e nella riduzione delle spese militari due assi strategici di una politica economica che abbia a cuore uno sviluppo diffuso e una politica di pace.
Altro nodo essenziale sottolineato con forza dal Cnca è “il pervicace e reiterato tentativo di trasferire dal centro alla periferia le contraddizioni della finanza pubblica imponendo alle autonomie locali (Regioni e Comuni) lacci e lacciuoli che obbligano gli enti locali o a ridurre il livello delle prestazioni ai cittadini, soprattutto ai più bisognosi, o a dover ricorrere a strumenti di pressione fiscale locale. (…) Eventuali interventi di natura fiscale degli enti locali dovrebbero sempre ed in ogni caso essere compensati da un aumento esplicito dei servizi resi ai cittadini e mai determinati da esigenze di mantenimento dell’equilibrio dei conti delle casse comunali o regionali per incaute politiche del Governo centrale che predica federalismo, ma razzola centralismo”.
Il documento del Cnca si conclude con l’esortazione a definire, all’interno del bilancio dello stato, un Bilancio sociale e una Relazione sociale: “Il Bilancio sociale statale come testimonianza effettiva di una opzione strategica: porre la questione sociale al centro della politica e delle politiche nazionali, dare diritto ai diritti di ogni persona”.

Top