Afghanistan: terra dei cacciatori di taglie

Rischia di coinvolgere i più alti vertici dell’amministrazione Usa il processo al cacciatore di taglie Jonathan Keith Idema. Questa vecchia professione sta infatti vivendo una seconda giovinezza grazie alla dottrina della guerra al terrorismo adottata da Washington. Ascolta il servizio di Monica Losciale, della redazione di WarNews:
A cura di amismp

E – proprio come nel far west – gli altipiani dell’Afghanistan e del Pakistan, dove si sospetta si nasconda Osama bin Laden in persona, sono diventati meta di bounty hunters (cacciatori di taglie) senza scrupoli.

Questo crescente fenomeno rischia di coinvolgere la stessa Casa Bianca, già scossa dallo scandalo torture in Iraq ed in Afghanistan e che deve rispondere ad oltre 90 casi di abusi inflitti dai propri militari.

Tutto è iniziato i primi di luglio, quando è stata trovata una prigione privata nel distretto di Kart-e-Parwan a Kabul. Otto i prigionieri trovati al suo interno, tre dei quali legati al soffitto per i piedi. Tutti ed otto hanno subito maltrattamenti, sono stati picchiati e sono stati tenuti senza acqua nè cibo per ottenere informazioni.

In questo ambito lo scorso 5 luglio sono state arrestate sette persone, quattro afghani e tre americani, Edward Caraballo, Brent Bennet ed il capo del gruppo Jonathan Keith Idema, meglio conosciuto come “Jack”.

Il processo – che vede gli imputati accusati di tortura, rapimento e lesioni con arma da fuoco – si è aperto mercoledì e si preannuncia tuttaltro che facile.
Mentre i vertici militari statunitensi dicono di non avere avuto nulla a che fare con Idema e la sua cricca, il protagonista di questa storia afferma il contrario: “Abbiamo lavorato per il gruppo antiterrorismo degli Usa, per il Pentagono e altre agenzie federali, abbiamo le prove.”

Parlando ai giornalisti prima dell’inizio del dibattimento Idema ha detto di essere stato  abbandonato solo ora dal governo americano ma di aver lavorato per il Pentagono e di essere stato regolarmente in contatto – tramite fax, mail e telefonate – con l’ufficio del segretario alla difesa Donald Rumsfeld. Inoltre Idema ha difeso a spada tratta il suo operato dichiarando di aver prevenuto diversi attacchi, fra cui quelli al ministro dell’Educazione – Yunis Qanooni – e al ministro della Difesa – Marshal Mohammad Qasim Fahim – oltre i tentativi di far saltare la base Usa di Bagram e quella Nato di Kabul con delle autocisterne.
A parlare in fase dibattimentale sono invece stati due ex detenuti presenti in aula. Sher Jan ha dichiarato essere stato “portato via da casa una mattina, incappucciato, poi mi hanno rotto una costola con il fucile … mi hanno versato addosso acqua bollente”, mentre Ghulam Shaki ha detto di essere stato appeso a testa in giù per lunghi periodi durante la sua prigionia.

Chi ha ammesso di aver avuto contatti con Idema è invece il Maggiore Jon Siepmann, portavoce delle forze della coalizione. Ingannati dalle divise e dall’approccio professionale degli imputati dei contatti tra Idema e le forze di peacekeepig presenti nel paese ci sono state. Il 3 maggio un detenuto è stato consegnato dal gruppo di mercenari alla base di Bagram. Ma, dice il Maggiore Siepmann, ciò non significa che i militari fossero a conoscienza delle attività di Idema nè gli è mai stato richiesto di ricercare presunti terroristi.

Il processo riprenderà tra due settimane per consentire alla difesa di prepararsi.

Mercenari al servizio del Pentagono o cacciatori di taglie che siano, i sette imputati rischiano oltre 20 anni di carcere. Ma la storia di Idema potrebbe essere solo la punta di un’iceberg.
Dopo gli scandali usciti dal carcere di Abu Ghraib e le inchieste sui maltrattamenti nelle carceri afghane adesso è momento del clamore intorno agli abusi commessi da bounty hunters in cerca dell’occasione della vita. Questo fenomeno, legato alla dottrina della lotta al terrorismo adottata dall’amministrazione Bush, non fa che mettere nuovamente l’accento sul timore di una degenerazione culturale e sociale senza precedenti.

Mentre al Qaeda continua i suoi attacchi e lancia strali contro i paesi coinvolti nel conflitto iracheno, la difficile situazione in cui versa l’Afghanistan e la condizione di guerra aperta in Iraq rendono ancora più evidente come la Pax Americana, imposta a suon di bombe, vada assumendo sempre più i contorni di una effimera illusione. (Monica Losciale)

Top