Cap Anamur: No all’asilio politico. I comuni protestano

Continua l’odissea dei profughi della Cap Anamur. L’Italia nega l’asilo politico e in 14 sono stati trasferiti al Cpt romano di Ponte Galeria, rischiano l’espulsione. Intanto, i comuni lanciano un appello per una soluzione di accoglienza e solidarietà
A cura di amissg Dopo il verdetto negativo della commissione rifugiati del Viminale alle richieste d’asilo dei 37 profughi della Cap Anamur, si mobilitano le amministrazioni. In testa il comune di Venezia che ha lanciato un appello all’interno della Rete Nuovo Municipio affinchè i profughi siano accolti nei comuni italiani. Nei giorni scorsi i profughi della Cap Anamur hanno sottoscritto ben cinque procure speciali ciascuno, ai tre legali con cui conferiscono l’incarico di loro tutela a un collegio di avvocati. Sulla base di questa procura speciale gli amministratori hanno formalizzato al Prefetto di Caltanisetta e agli uomini della questura che operano nel centro, la disponibilità all’ospitalità dei rifugiati da parte dei comuni siciliani, del comune di Venezia, del comune di Padova, della Regione Friuli Venezia Giulia e della Regione Emilia Romagna. Anche i Missionari Comboniani di Catelvolturno hanno avviato una richiesta formale per poter accogliere nelle proprie comunità i profughi.
E mentre si registrano le adesioni, 14 dei 37 profughi, venerdì notte, sono stati trasferiti al Centro di permanenza temporanea (Cpt) di Ponte Galeria, Roma. Una decisione che potrebbe preludere all’espulsione. E’ ancora incerto, invece, il destino dell’ultimo dei passeggeri della Cap Anamur, trasferito nella struttura di accoglienza di Racalmuto (Agrigento) dopo avere ammesso immediatamente di non essere sudanese. Gli altri 22 profughi sono tutt’ora trattenuti nel Cpt di Caltanisetta. Nei giorni scorsi, dinanzi al Cpt si sono tenute manifestazioni di protesta per chiedere l’asilo politico per i profughi.

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