Bolivia: concluso referendum sul gas

Si sono concluse senza incidenti di rilievo ? a parte episodi marginali – le operazioni di voto per il referendum sul gas in Bolivia, al quale sono stati chiamati circa 4,5 milioni di cittadini per esprimersi sul futuro degli immensi giacimenti del Paese andino. Ma per alcuni il refendum é stato solo un bluff.
A cura di amismp Fonti locali e internazionali concordano nel definire ?tranquilla? una giornata che si era caricata di tensioni alla vigilia, a distanza di nove mesi dagli scontri di piazza che ? al prezzo di oltre 70 morti tra i dimostranti (secondo alcune fonti almeno 80) ? obbligarono l?allora presidente Gonzalo Sanchez de Lonzada a sospendere i progetti di vendita all?estero di idrocarburi e a dimettersi. La Commissione elettorale nazionale ha parlato ieri di svolgimento ?normale? del voto; incidenti minori si sono registrati a El Alto, dove ? nonostante le promesse di nuove proteste di massa ? soltanto un centinaio di abitanti ha cercato di fare irruzione nel seggio elettorale, ma sono stati respinti dai loro concittadini in attesa di votare; nella stessa località, sono stati solo lanciati sassi contro gli osservatori elettorali dell?Organizzazione degli Stati americani (Osa).

Secondo quanto riportato alcuni giorni fa da in anteprima da Giovanna Vitrano per Information
Guerrilla, FMI e Banco Mondiale hanno gia’ chiuso la questione con il governo di Mesa. L’estrazione del gas boliviano e la sua esportazione sono gia’ programmate. Dallo scorso 2 giugno.
Ecco il testo del comunicato:
Ii cinque quesiti posti ai boliviani, redatti -cosi’ almeno ci sembrava – per una popolazione di super-esperti, altro non
erano che domande troppo difficili per poter sperare in risposte coscienti.
Insomma, avevamo creduto che questo referendum, il primo della storia boliviana, volesse chiaramente giungere alla me’ta prefissata semplicemente confondendo l’elettorato.
Invece cosi’ non e’. Quelle 5 domande sono state poste esattamente come
avrebbero dovuto. Quelle cinque domande, che chiaramente otterranno solo la
riposta affermativa, sono state minuziosamente preparate. Altro che errori
di inesperienza: nei cinque quesiti del referendum boliviano c’e’ tutta
l’esperienza delle grandi democrazie.

Una strana affermazione di “Econoticias” ha attirato la nostra attenzione
su un documento dell’IMF, ossia l’inglese di FMI, il
Fondo Monetario Internazionale.
Questo documento e’ il “Supplementary
Memorandum of Economic and Financial Policies of the Government of Bolivia
– Third Review and Augmentation and Extension of the Stand-by Arrangement”
(vorremmo allegarlo, ma per farlo occorre l’autorizzazione del FMI che, per
motivi di tempo, non abbiamo ancora richiesto… pero’ nessuno vi proibisce
di cercarlo sul web).
Qui, ripetiamo, il 2 giugno scorso, Javier Cuevas, il ministro delle
Finanze boliviano, con Juan Antonio Morales, presidente del Banco Centrale
di Bolivia, hanno messo nero su bianco, di fronte a
Anne Krueger, Acting Managing Director del Fondo Monetario Internazionale
con sede in Washington, D.C., che “da quando il nuovo governo e’ entrato
in attivita’, abbiamo lavorato insieme (con l’FMI, ndr) e abbiamo iniziato
a sviluppare un solido programma di macroeconomia che descriviamo di
seguito. Il Congresso (degli Stati Uniti) supporta la nostra agenda, come
recentemente confermatoci in una lettera del Presidente”.
Quindi, ogni volta che abbiamo scritto quanto il governo boliviano fosse
costretto a muoversi secondo le regole dettate dal FMI avevamo ragione. Ma
non pensavamo fino a tanto.
La Bolivia ha un sottosuolo ricchissimo, con la seconda riserva di gas naturale dell?America Latina, dopo il Venezuela, valutata circa 70 miliardi di dollari. Attirate dalla privatizzazione del comparto del gas naturale ? e dai prevedibili lauti guadagni che si possono prevedere ? una ventina di società straniere e multinazionali hanno investito oltre 3,5 miliardi di dollari per esportare il prezioso idrocarburo, scoprendo giacimenti per oltre 150 miliardi di metri cubi. Nonostante queste potenziali ricchezza, una buona parte della popolazione vive in condizioni di povertà e miseria.

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