Immigrazione: l’esplulsione coatta è inconstituzionale

La Consulta ha dichiarato illegittima sotto il profilo costituzionale la parte della legge Bossi-Fini sull’ immigrazione che prevede l’eventuale espulsione dell’immigrato clandestino, dopo che questi è comparso davanti al giudice per la convalida del provvedimento, senza contraddittorio e garanzie di difesa.
Il commento dell’avvocato Marco Paggi, dell’ Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione):
A cura di amismp

I ricorsi presentati alla Corte sulla Bossi-Fini nei mesi scorsi erano saliti a circa 600: molti vertevano proprio le norme sull’espulsione e il diritto di difesa, sull’interpretazione del ‘giustificato motivo’, sul raddoppio dei
tempi di consegna nei centri di permanenza temporanea. In particolare, nella sentenza 222 redatta da Guido Neppi Modona, i giudici costituzionali hanno dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (testo unico delle disposizioni sulla disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), introdotto dall’art. 2 del decreto legge 51 del 2002 (sull’accompagnamento coatto alla frontiera) nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida debba svolgersi in contraddittorio prima dell’esecuzione del provvedimento di accompagnamento alla frontiera, con le garanzie della difesa”.
Secondo i giudici costituzionali l’art. 13 comma 5 bis va dichiarato illegittimo perché “lo straniero” che “viene allontanato coattivamente dal territorio nazionale senza che il giudice abbia potuto pronunciarsi sul provvedimento restrittivo della sua libertà personale” fa vanificare “la garanzia contenuta nel terzo comma dell’art. 13 della Costituzione e cioè la perdita di effetti del provvedimento nel caso di diniego o di mancata convalida ad opera dell’autorita’ giudiziaria nelle successive quarantotto ore”. E non è solo violata la “libertà personale” ma anche il “diritto di difesa dello straniero nel suo nucleo incomprimibile”.
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