Sudan: creazione di esercito misto con il Ciad

I governi del Sudan e del Ciad hanno raggiunto un accordo per evitare che il conflitto in corso da un anno e mezzo in Darfur (Sudan occidentale) si estenda ulteriormente anche oltre la frontiera sudanese, in territorio ciadiano.
A cura di amismp Il presidente sudanese, Omar el Beshir, e quello ciadiano, Idriss Deby, si sono accordati ieri per la creazione di pattuglie miste incaricate di sorvegliare il lungo confine tra i due Paesi. Lo ha riferito la radio nazionale del Ciad, precisando che l’accordo fa seguito alle reiterate proteste del governo di N’Djamena in seguito ai sempre più numerosi episodi di violenza causati entro i confini ciadiani dai Janjaweed, le milizie di predoni arabi ritenute vicine a Khartoum che da anni seminano morte e distruzione in Darfur ai danni delle popolazioni nere che abitano la zona ovest del più grande Paese africano.
Intanto allo scadere del cessate il fuoco siglato col governo, i ribelli sono entrati in azione ieri in Darfur, sequestrando alcune importanti personalità locali vicine a Khartoum. Lo ha reso noto il governatore dello stato del Darfur Settentrionale (uno dei tre Stati che compone la regione del Darfur), Osman Kibir, precisando che i ribelli hanno sequestrato il capo di tutte le tribù arabe del Darfur Orientale, al Sadiq Abbas, un giudice e un manager di una banca nella città di al Làat, qualche chilometro a est della capitale del Darfur settentrionale El Fasher.
Dal febbraio del 2003 due movimenti ribelli – il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) e l’Esercito-Movimento per la Liberazione del Sudan (Sla-m) – si sono formalmente sollevati in armi contro Khartoum, accusata di trascurare il Darfur, perché abitato prevalentemente da neri, e di finanziare i Janjaweed, principali responsabili di quello che già numerose fonti, inclusi molti rappresentanti dell’Onu, hanno definito un “nuovo genocidio”. In 16 mesi di combattimenti la guerra del Darfur ha causato oltre un milione di sfollati interni, quasi 160.000 profughi (tutti nel confinante Ciad) e migliaia di morti, dai 10.000 ai 30.000 secondo le stime più accreditate.

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