Nessun colpevole per la morte di Zahra

Il 10 luglio 2003 Zahra Kazemi, fotogiornalista di nazionalità irano-canadese, è morta all’ospedale Baghiatollah di Teheran in seguito alle ferite riportate durante la sua detenzione. Oggi, denuncia
Reporter Senza Frontiere, non c’è ancora un colpevole
A cura di amissg E’ ancora lontana la verità sulla morte di Zahra Kazemi. La giornalista era stata fermata il 23 giugno 2003, mentre fotografava le famiglie dei detenuti davanti alla prigione di Evin, a nord di Teheran. Durante la detenzione, per stessa ammissione delle autorità iraniane, è stata picchiata e in seguito alle ferite riportate è morta in ospadale per trauma cranico. Ad oggi, la famiglia non è riuscita ad ottenere la restituzione del corpo, sepolto frettoslosamente in Iran, per eseguire un’autopsia indipendente.
Le conclusioni della commissione d’inchiesta, voluta dal presidente Khatami, non forniscono ancora un quadro preciso degli eventi. Zahra ha subito interrogatori dagli agenti dei servizi del Procuratore generale di Teheran, dalla polizia e dagli agenti dei servizi segreti. Sinora, è stato indicato come il presunto assassino Mohammad Reza Aghdam Ahmadi, agente dei servizi segreti iraniani, accusato di omicidio ‘quasi intenzionale’.
Il rischio è che si tratti di un capro espiatorio che consenta alle autorità di escludere la responsabilità delle istituzioni di stato. Restano ancora da sciogliere molti nodi: l’annuncio della morte è stato dato dopo quasi due settimane dalla constatazione della “morte cerebrale” da parte dei medici. Inoltre, recentemente, l’avvocato Mohamad Ali Dadakhah ha fatto sapere che era stata incolpata per questo caso una seconda persona, Mohammad Bakhshi, funzionario della prigione di Evine.
Reporter Senza Frontiere ha chiesto di poter assistere come osservatore al processo che riprenderà il 17 luglio prossimo

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