Giornata Mondiale “Control Arms”

Tre organizzazioni internazionali – Amnesty International, Oxfam e la Rete d’azione internazionale sulle armi leggere (International Action Network on Small Arms, Iansa) – hanno lanciato, in oltre 50 Paesi, la campagna mondiale Control Arms, “Controllare le armi”, rinnovando anche quest’anno la richiesta di un trattato internazionale che regoli il commercio delle armi.
Per ulteriori informazioni sulla campagna:
Campagna Control Arms

Il sito della
Rete Italiana ControllArmi

Leggi il comunicato di Amnesty International

Ai nostri microfoni, il coordinatore della campagna Control Arms di Amnesty International, Emilio Emmolo.
A cura di amismp

Nonostante alcuni definiscano “il kalashnikov l’arma nucleare dei nostri tempi”, come ha fatto di recente il vicesegretario dell’Onu Jan Egeland, e altri si sgolino ripetendo che le armi leggere sono le vere armi di distruzione di massa”, il commercio mondiale di armi continua ad essere pericolosamente privo di regole e fa sì che queste finiscano nelle mani di governi repressivi, autori di violazioni dei diritti umani e organizzazioni criminali.
In occasione della giornata contro le armi, oggi in molti Paesi saranno organizzate manifestazioni pubbliche nel corso delle quali verranno distrutte armi leggere e altre armi da fuoco. Gli obiettivi della campagna “Controllare le armi” sono ridurre la proliferazione e l’uso illegale delle armi ? che ormai hanno raggiunto un livello critico, alimentando violazioni dei diritti umani, povertà e conflitti – e convincere i governi a istituire un accordo vincolante sul commercio delle armi.
Una bozza del Trattato sul commercio delle armi è stata redatta da un gruppo di organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani, sviluppo e controllo delle armi in collaborazione con esperti di diritto internazionale. La proposta ha ottenuto l’appoggio di 19 premi Nobel per la Pace, guidati da Oscar Arias. L’obiettivo principale del Trattato è fornire una serie di standard minimi sul controllo dei trasferimenti di armi, fermamente basati sulle responsabilità che competono agli Stati sulla base del diritto internazionale.
Ogni anno vengono prodotti 8 milioni di nuove armi e 14 miliardi di munizioni, quasi due per ogni abitante del pianeta; le armi leggere vengono prodotte da 1.249 fabbriche in oltre 90 paesi, in alcuni dei quali i controlli sono del tutto inesistenti; la produzione dei due principali fornitori di armi militari, Usa e Russia, è in aumento e la maggior parte dei Paesi invece di distruggerle rivende le armi in eccesso garantendo così la continua proliferazione. Solo Nigeria, Lettonia e Sudafrica hanno leggi che prevedono la distruzione di tutte le armi confiscate o in eccesso, in molti altri casi queste armi finiscono in mano alla criminalità e ai gruppi ribelli. Ogni anno circa un milione di armi vengono perse o rubate e centinaia di migliaia di armi vengono perse dalle forze armate regolari. In Iraq, nel 2003, sono state rubate milioni di armi: almeno 650.000 tonnellate di armi ed esplosivi sono state sottratte nei depositi militari abbandonati in tutto il paese e da allora poco si è fatto per controllare questi siti.
Secondo le stime di Amnesty, nel mondo circolano 640 milioni di armi, una ogni dieci abitanti del pianeta, e molte di queste sono di fabbricazione italiana.
In un comunicato diffuso in occasione della giornata internazionale per la distruzione delle armi si sottolinea particolarmente il ruolo dell?Italia, che emerge dall?ultimo rapporto dell?organizzazione internazionale Small Arms Survey, presentato pochi giorni fa a Ginevra, come il secondo maggior esportatore di armi leggere e di piccolo calibro nel mondo, preceduto solo dagli Stati Uniti.
Analizzando i dati del 2001, l?Italia ha esportato armi leggere (comprendenti pistole, carabine, fucili e fucili mitragliatori) per un valore che sfiora i 300 milioni di dollari.

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