Etiopia: 3a giornata Vertice Unione africana

Il terzo vertice annuale dei capi di Stato e di governo di 53 paesi africani riuniti ad Addis Abeba, sta affrontando principalmente il problema della risoluzioni dei conflitti, primo fra tutti quello del Darfur. Ieri si é presa in considerazione l?ipotesi di estendere il mandato di un piccolo contingente di soldati da inviare ?in loco?.
A cura di amismp Entro oggi quattro presidenti africani dovrebbero riferire la proposta all?assemblea dei leader dell?Ua;
Sempre ieri i componenti dell?Unione hanno deciso che il parlamento pan-africano sorgerà in Sudafrica, dopo il ritiro dell?Egitto, unico rivale di Pretoria. “Il continente ci ha attribuito questo onore” è stato il commento del ministro degli esteri sudafricano Nkosazana Diamini-Zuma.
Ma la drammatica situazione nella regione occidentale sudanese del Darfur ha monopolizzato anche il secondo giorno del vertice dell?Ua (Unione africana) ad Addis Abeba (Etiopia), con il Consiglio di pace e sicurezza dell?Ua che ha chiesto al Sudan di arrestare le milizie arabe responsabili delle violenze, pur sostenendo che non si può parlare di genocidio. “La crisi deve essere affrontata con urgenza” si legge in un documento diffuso ieri dal Consiglio (studiato sulla falsariga del Consiglio di sicurezza dell?Onu), che ha specificato di accogliere con favore il recente “impegno del governo sudanese a disarmare e neutralizzare le milizie janjaweed” e lo ha invitato a “arrestare e processare” questi predoni arabi nomadi responsabili di violenze contro le popolazioni stanziali nere, prevalentemente dedite all?agricoltura e di religione musulmana come gli stessi aggressori. Tuttavia nel testo è stato sottolineato che, “sebbene la crisi in Darfur sia grave, con inaccettabili livelli di morte, sofferenze e distruzioni, la situazione non può essere descritta come genocidio”. Non si è fatto attendere il commento del ministro degli esteri sudanese, Mustafa Osman Ismail, soddisfatto per aver evitato il ?marchio? di genocidio, ma impegnato a ribadire che in Darfur c?è comunque una grave crisi umanitaria.
Nella prima giornata del summit si era infatti parlato di mandare 300 militari – provenienti da Nigeria, Rwanda e forse anche da Tanzania e Botswana – per proteggere i 60 funzionari dell?Au che stanno monitorando il fragile cessate-il-fuoco firmato tra ribelli e governo ad aprile, oltre che per protezione degli sfollati interni e dei rifugiati nel vicino Ciad. Ieri, però, si è pensato che il piccolo contingente potrebbe anche ricevere il mandato di difendere i civili, facendo prospettare l?eventualità di scontri con i miliziani.

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