Etiopia: Vertice annuale dell’Unione Africana

Oggi si apre ad Addis Abeba il Vertice annuale dell’Unione Africana. Temi centrali saranno i conflitti e il grande ostacolo che rappresentano per lo sviluppo dell?Africa.
A cura di amismp Il vertice chiuderà i lavori l’8 luglio prossimo. Oltre ai numerosi capo di Stato e di governo provenienti da quasi tutti i 53 Paesi membri, all’apertura del summit sarà presente anche il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, che da ieri si trova nella capitale etiope dove ha lanciato la proposta di una “rivoluzione verde” per risollevare il continente cominciando dalla lotta per l’alimentazione.
Tra le defezioni di rilievo, spiccano quella del presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, e del suo omologo togolese, Gnassinbé Eyadema. Nella stessa occasione il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Alpha Oumar Konaré, ha preannunciato le posizioni che oggi verranno riproposte durante il vertice e che sono condivise da molti capi di Stato africani: non è possibile parlare di sviluppo e di progresso africano se prima non si risolveranno definitivamente i conflitti che sconvolgono il continente minando possibilità economiche, culturali e sociali di numerosi Paesi.
Per questo al centro dell’incontro di questi giorni ci saranno le proposte di creazione di una forza militare di intervento rapido tutta africana in grado di intervenire qualora se ne presentasse la necessità; un’istituzione che insieme al Consiglio per la pace e la sicurezza creato lo scorso maggio (studiato sulla falsariga del Consiglio di sicurezza dell’Onu) dovrebbe fornire uno strumento sufficientemente adatto e versatile per intervenire politicamente e fisicamente bloccando sul nascere i conflitti del continente. Si tratta di piani di grande valore politico, ma che si scontrano con alcune problematiche che emergono sugli aspetti ‘pratici’ ancora da definire. Il primo ostacolo è sicuramente il reperimento dei fondi necessari a finanziare la forza di intervento rapido e le eventuali missioni di pace. Se alcune istituzioni internazionali (Unione Europea in testa) hanno già garantito stanziamenti economici di livello, in seno all’Ua c’è chi si interroga su quali governi del continente saranno disposti a destinare fondi delle spesso già disastrate casse statali per la costituzione di una brigata africana e quanto saranno disposti a versare.
Ma tutta da chiarire resta anche l’indifferenza mostrata da alcuni Paesi africani sia sul Consiglio per la pace e la sicurezza sia sulla forza di interposizione continentale. L’Ua nasce dalle ceneri della vecchia Organizzazione per l’unità africana (Oua) che aveva fatto della non interferenza nelle questioni interne dei vari Paesi del continente uno dei cardini della sua politica. Dal momento che la quasi totalità delle guerre che si combattono in Africa sono interne (anche se spesso gli attori locali sono mossi o strumentalizzati da attori esterni e interessi internazionali) intervenire nei conflitti vuol dire interferire con le politiche di singoli governi o di alcune oligarchie di potere. Nel dichiarare guerra ai conflitti del continente, l’Ua ha quindi deciso di rompere con la linea politica dell’Oua, partendo dall’assunto che i conflitti africani non solo minacciano in maniera diretta o indiretta intere regioni, ma causano ricadute negative sull’immagine dell’intero continente, allontanando investitori stranieri e dando alla comunità internazionale l’immagine di un’ Africa perennemente instabile. “L’insicurezza impedisce la produzione e la mancanza di produzione alimenta l’insicurezza. Finché dureranno le guerre e i conflitti con il loro macabro corteo di violenze, saccheggi e rifugiati, l’Africa non potrà mai affrontare le sfide della produzione” ha detto ieri il presidente della Commissione africana ed ex capo di Stato del Mali, Alpha Oumar Konaré. Per stessa ammissione di Konaré, il continente africano è il primo responsabile dei propri fallimenti, dei calcoli sbagliati e del mal governo che ha condotto alle guerre, “ma l’Africa è spesso aiutata in maniera insufficiente, troppo spesso mal consigliata e vittima di una concorrenza sleale e di sovente costretta a negoziare trattati economici con un coltello puntato alla gola.
Finora raramente il continente ha potuto scegliere le sue politiche, costretto com’è stato a subire la dittatura del corto termine”. “Un’altra Africa è possibile – ha concluso Konaré – un’Africa più solidale, più laboriosa e più giusta. Quest’Africa non può più attendere”.

Top